Pdl, passaggio di consegne tra Mantovani e Romani

Si stringono i tempi per il cambio del vertice che sarebbe già stato deciso ad Arcore. A pesare sono state le incompatibilità

Pdl, passaggio di consegne tra Mantovani e Romani

«Quello lo deciderà chi deve decidere». Rispondeva così l'altro giorno Mario Mantovani, fuori dall'aula della Regione di cui è diventato vice presidente con la pesantissima delega alla Salute. La domanda era su una delle tante poltrone su cui si è trovato a sedere il sindaco di Arconate che non ha ancora rinunciato al seggio da senatore a Palazzo Madama e in Lombardia continua a rivestire l'altro prestigioso ruolo di coordinatore regionale del Pdl. Un incarico che può essere assegnato solo dal presidente Silvio Berlusconi di cui si sa che Mantovani è uomo di assoluta fiducia, avendo indubbie qualità di organizzatore sul territorio e potendo fare affidamento su un'ormai collaudata rete di amministratori locali che tengono strette le maglie altrove piuttosto sfilacciate.

Ma non c'è dubbio che un tale cumulo di cariche (anche se alla fine lo stipendio è uno solo) abbia da qualche tempo mosso i malumori degli altri colonnelli lombardi avvistati ultimamente sempre più spesso ad Arcore per chiedere una radicale rivoluzione del coordinamento regionale. Una partita che si intreccia inevitabilmente con quella degli incarichi romani e che proprio nell'assenza dell'ex ministro Paolo Romani dalla liste dei presidenti di commissione, offre ben più di un indizio su quello che sarà il prossimo coordinatore regionale. Anche lui molto legato a Berlusconi, Romani tornerebbe a ricoprire un ruolo che ha già svolto prima di spostarsi più verso Roma lasciando l'ufficio di viale Monza a una Mariastella Gelmini allora giovane politica in grande ascesa. Ma che oggi non ha nessuna intenzione di tornare a occuparsi del partito in Lombardia, anche se il segretario Angelino Alfano le ha più volte chiesto di essere il suo referente per il Nord.

Uno scenario più nazionale è anche quello scelto dalla deputata Daniela Santanché, diventata responsabile Organizzazione del Pdl, ma soprattutto impegnata in una battaglia per diventare vice presidente della Camera dopo che un altro colonnello lombardo come Maurizio Lupi ha lasciato libero lo scranno per salire a quello più prestigioso di ministro delle Infrastrutture. Promosso vice ministro dell'Economia, dopo essere già stato sottosegretario, anche Luigi Casero appena diventato vice di Mantovani.

Tutti motivi che potrebbero convincere Berlusconi a mettere mano all'organigramma. «Anche perché - racconta un big lombardo - nello statuto del Pdl è scritto chiaro che il ruolo di coordinatore è incompatibile con quello di assessore regionale». Certo è difficile pensare a un cambio in corsa con una campagna elettorale ormai entrata nel vivo e che proprio in Lombardia con il Comune di Brescia vivrà una delle sfide più importanti.

Un test che il centrodestra potrebbe vincere, così come si giocherà la partita a Lodi e in tanti altri comuni più piccoli. Se ne parlerà probabilmente dopo. Con Romani presidente e magari Casero ancora al suo fianco, i nomi che già si fanno per il coordinamento regionale sono quelli di due giovani come le europarlamentari Licia Ronzulli e Lara Comi. O magari un uomo di esperienza come Giancarlo Abelli. Più difficile il coinvolgimento di Roberto Formigoni dopo che ieri la procura di Milano ne ha di fatto chiesto il rinvio a giudizio.

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