Aiuta coppia in difficoltà che in cambio lo tortura

Ospita due ragazzi in casa e la sua vita diventa un incubo fatto di angherie, minacce e violenze

Luca Fazzo

Storie di torture dalla Lombardia profonda, dove una coppia di fidanzati è accusata di avere trasformato in un inferno la vita di un ragazzo appena più grande di loro, attraverso una serie di violenze fisiche e psicologiche che hanno segnato la vittima in profondità. Fin quando ha deciso di denunciarli: ne è nata una vicenda giudiziaria incredibilmente contraddittoria, perché i due fidanzati sono finiti davanti a due tribunali diversi, essendo il maschio maggiorenne e la femmina appena sedicenne. Risultato: lui è stato assolto, perché il tribunale ordinario non ha creduto al racconto della presunta vittima; lei invece è stata dichiarata colpevole dal tribunale dei minori di Milano che non l'ha condannata solo a causa della sua «manifesta immaturità». Ma la storia, con tutto il suo carico di brutture, per la seconda sentenza è del tutto vera.

Accade nell'agosto di due anni fa in una piccola città, dove vivono tutti i protagonisti della storia. Da una parte c'è M., vent'anni, giovane fragile e solo, con un grande bisogno di amici. Dall'altra ci sono S., che ha diciott'anni, e la sua ragazza, A., di due anni più giovane. S. è un ragazzo problematico, già seguito dai servizi sociali, che nel luglio conosce M. e dopo pochi giorni gli chiede di poter dormire qualche giorno a casa sua perché ha avuto un diverbio con i suoi genitori, e vi si trasferisce insieme alla propria giovane compagna. Da quel momento la casa diventa un caos, i due fidanzati vi si installano come a casa propria e cominciano a farne di tutti i colori, fino al punto che il padrone di casa minaccia S. di sfrattarlo. Ma quando M. dice ai suoi amici che devono andarsene loro si rifiutano, e il maschio - apparentemente già alticcio - impugna un coltello e si infligge da solo dei tagli sulle braccia, come per dimostrargli cosa è in grado di fare. La sera stessa, infatti, dopo che il gruppo è andato in un locale della zona, S. prende un coltello a serramanico dal cruscotto dell'auto e lo punta contro M., costringendolo a salire in auto con lui e a partire, poi si fa portare in una zona isolata e lo costringe a fare la pipi sulla sua auto, minacciando in caso contrario di tagliargli il pene. La ragazza assiste, non si capisce se indifferente o complice: d'altronde la vittima in aula racconterà che S. per la sua amica era «una specie di Dio», e lui esibiva davanti a lei le proprie «prodezze». Dopodiché il terzetto riparte, fin quando M. viene costretto a fermarsi a un bancomat e prelevare 250 euro, sempre sotto la minaccia del coltello.

Il racconto della vittima continua in un crescendo di violenza: arrivati nell'abitazione, dice di essere stato fatto sedere sul divano, poi S. prende una mazza da baseball e comincia a colpire il giovane sulle ginocchia con forza, ripetutamente; poi prendono uno psicofarmaco e lo costringono a berlo. Lui sviene. Quando si sveglia la mattina si trova quasi prigioniero, le finestre bloccate, la porta di casa chiusa, i soldi spariti. «Dobbiamo andare a Milano a spacciare», gli dicono, e lo costringono a seguirli. Ma quando si fermano ad un bar il ventenne sviene, il barista chiama l'ambulanza. Ai lettighieri, M. racconta tutto. E nel pomeriggio va dai carabinieri a sporgere denuncia.

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