Antifascisti e tradimento del 25 Aprile

Quasi che l'antifascismo potesse diventare, nelle abili mani dei sarti della politica politicante, un abito giusto per tutte le stagioni

Ecco. «Non sciuparla portandola in giro/in balìa del quotidiano/gioco balordo degli incontri/e degli inviti,/fino a farne una stucchevole estranea». Parlava della nostra vita il poeta ellenico Constantinos Kavafis, tra Otto e Novecento. Perché tante, troppe sono le cose preziose che in questi miseri tempi stiamo trasformando in «stucchevoli estranee», trascinandole in risse da pollaio nei salotti tivù così lontani dalla potenza maieutica dei dialoghi platonici nei quali due o più saggezze entravano in conflitto per raggiungere una verità più alta. Nel sacro rispetto delle opinioni altrui, utilizzate non come bersaglio da coprire di sterco, ma come i pioli di una scala da salire per raggiungere, o almeno avvicinare il cielo terso delle idee.

E allora anche quest'anno dovrebbe colpire, anzi mortificare l'inevitabile dibattito sul 25 aprile che da qualche anno ha come epicentro Milano dove Anpi e sindacati organizzano la manifestazione più corposa, trasformando i giorni che la precedono in una rissa tra «acchiappafascisti» e resto del mondo. Un universo multiforme e soprattutto a geometrie variabili a seconda delle stagioni politiche. Quasi che l'antifascismo potesse diventare, nelle abili mani dei sarti della politica politicante, un abito giusto per tutte le stagioni. E così i fascisti sono stati Berlusconi e i berlusconiani forse ancor più di Gianfranco Fini e i suoi post missini. Mentre oggi il mostro che dà l'assalto ai sacri valori della democrazia è la Lega nelle variabili politologiche del sovranismo e del populismo. Abbastanza perché domani a mettere in guardia contro la deriva autoritaria arrivi a Milano il segretario Pd Nicola Zingaretti. E pazienza se così il corteo sarà trasformato nel lancio della campagna elettorale, dissacrando così proprio quei valori di libertà e democrazia fondativi della Repubblica e che dovrebbero essere celebrati. Per un pugno di voti, un partito esangue come il Pd farebbe questo e ben altro.

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