Apre il social market, ma il Comune non è pronto

Un social market in via Leoncavallo 12, in uno dei negozi sottratti alla Mafia, dove possono fare la spesa adulti o famiglie con basso reddito o reddito zero segnalati dai Servizi sociali del Comune o da enti privati, associazioni e centri di ascolto di parrocchie. Un'idea nata dalla sinergia tra Comune di Milano e l'associazione di volontariato Terza Settimana. Tutto perfetto sulla carta perché i grandi assenti nel progetto sono proprio i servizi sociali del Comune. Mentre parrocchie ed enti, come la Caritas, hanno già iniziato a trasmettere i nominativi delle persone in condizioni di disagio, all'assessorato ai Servizi sociali navigano a vista. Fino a venerdì scorso tutti coloro che si rivolgevano agli sportelli non riuscivano ad ottenere né chiarimenti né dettagli su come presentare le domande per attingere al social market. Ieri mattina la situazione è diventata più chiara, anche troppo. In via Sant'Elembardo servizi sociali di zona 2, competente per via Leoncavallo, le richieste venivano prese a voce senza rilasciare documenti né dichiarazioni: «il servizio è a numero chiuso, sarete chiamati». I meno fortunati potevano imbattersi in risposte paradossali: «se non le va bene si rivolga alla Caritas», «io ne so meno di lei», «scrivete a Pisapia».
Intanto il negozio procede nella sua attività ordinaria, a 15 giorni dall'inaugurazione. «Da noi si possono trovare pasta e olio, frutta e verdura, omogeneizzati e pannolini, oltre a saponi e detersivi per la casa» spiega Bruno Ferragatta, presidente di Terza Settimana. «La partecipazione del beneficiario su una spesa di 20 euro potrà essere intera, di 10, 5 o zero euro a seconda dei casi. Con un massimo di quattro spese settimanali. I pagamenti saranno destinati a sostenere altri acquisti solidali». Sui ritardi del Comune Ferragatta preferisce non dilungarsi («Ci hanno garantito che si stanno mettendo di pari passo con gli altri») questa mattina inizierà una collaborazione con la San Vincenzo mentre procedono contatti proficui con la Caritas. L'obiettivo è mettere insieme privati ed enti pubblici per venire incontro alle difficoltà crescenti dei milanesi. Ma Palazzo Marino è evidentemente in ritardo sulla tabella di marcia. «Siamo di fronte ancora una volta ad un annuncio in pompa magna a cui non fa seguito nulla o quasi», attacca il leghista Igor Iezzi. «Parlare di numero chiuso per quanto riguarda un aiuto a chi ha bisogno è imbarazzante, ma lo è ancora di più mantenere oscuri i criteri con cui questo servizio sarà reso possibile. Il Comune è al di sotto della soglia della povertà, la povertà dei progetti per il benessere dei milanesi».