Arrigo, da mezzo secolo il sarto della lirica «Qui i costumi celebri»

Basso Bondini, l'ultimo laboratorio teatrale del Nord Italia: «Sarà un centro culturale»

Pamela Dell'Orto

All'ingresso della pre-sartoria campeggia un copricapo bianco che ricorda le parrucche di Marie Antoinette. È una parrucca futuristica, fatta con petali di plastica intrecciata, ma in realtà è un ponte fra passato e futuro. Siamo in via Quaranta, nel quartier generale di Arrigo Costumi, l'ultima (e la più importante) sartoria teatrale specializzata in taglio storico del Nord Italia, che fu fondata nel 1970 da Arrigo Basso Bondini. Uno spazio di 3mila metri quadri a due passi dalla Fondazione Prada, che si apre proprio con la pre-sartoria, grande stanza dove si ristrutturano i costumi antichi. La nostra passeggiata nella storia del teatro inizia qui. A guidarci attraverso i 3 piani dello spazio, Valentina Bianchini, nipote del Maestro Arrigo. Ex modella con studi di arte e moda alle spalle, rappresenta il lato social della sartoria. È lei a raccontarci i segreti di questo luogo magico, ma anche il progetto a cui tiene di più: Evolverci in un centro culturale, aprire alle scuole di formazione, diventare un centro di eccellenza e un punto di riferimento per il mondo della sartoria teatrale.

Valentina di mostra gli abiti da sogno disegnati da Versace (che, a fine anni '80, invitò il nonno nell'atelier di Via Gesù a vedere i bozzetti per il balletto di Bejart. Lui gli rispose: Non mi muovo, non ho tempo, così Versace andò da lui), da Lagerfeld e Moschino. Abiti storici ideati da costumisti come Anna Anni, Dada Salingeri, William Orlandi, Alfredo Corno. Costumi epici andati in scena al Liceu di Barcellona, al Metropolitan di New York all'opera di Montecarlo, Tokyo, Atene. E, ancora, all'Arena di Verona, al Regio di Parma, al Massimo di Palermo, e ovviamente alla Scala di Milano con tante produzioni: da Fra' Diavolo a Tamerlano. Costumi leggendari indossati da tutti i grandi: da Luciano Pavarotti a Josè Carreras, fino a Katia Ricciarelli, che si fa (anche) confezionare abiti per le feste, l'ultima a giugno, per i 50 anni di carriera.

Nel 2020 la sartoria compie mezzo secolo, ma Arrigo Basso Bondini ha iniziato a tagliare e cucire fin dal secondo dopoguerra quando, arrivato a Milano dal Friuli, fu arruolato da Wanda Osiris, dalla rivista di Walter Chiari, Macario, Dapporto e dai Legnanesi. Nel 1970 aprì la sua sartoria, e da allora ha continuato a essere un punto di riferimento per l'opera lirica, il teatro, ma anche per la tv, la pubblicità, con qualche incursione nel mondo pop-rock. Ecco allora i costumi e le maschere disegnati da Versace per Lady Gaga. Ecco i costumi per tanti programmi tv: da Stryx a Fantastico, da Drive In fino a Striscia la Notizia. E quelli per il Carnevale di Venezia, sfilate e rievocazioni storiche. Ecco le gonne-montagna disegnate da Rossella Jardini per le Olimpiadi invernali 2006. Ma soprattutto tanta lirica e prosa: 254 spettacoli realizzati (senza contare il noleggio e l'adattamento dei costumi per altre produzioni). Difficile non perdersi fra i 25mila capi e accessori archiviati in monumentali armadi dalle porte scorrevoli. L'occhio cade sull'abito (sontuoso) indossato da Katia Ricciarelli nella Fedora, la gorgiera di seta inamidata del Falstaff, la giacca luccicante di Pavarotti, i tanti ricami. Da vicino tutto pare un po' eccessivo, ma è la legge de teatro: tutto deve essere ben visibile, anche dalle ultime file.

In sartoria, 4 sarti tagliano e cuciono tutto a mano come faceva il maestro Arrigo, oggi 90enne. Io e le mie sorelle abbiamo iniziato a lavorare qui il pomeriggio, durante la scuola, racconta Cinzia, oggi alla guida di Arrigo Costumi con le sorelle Stefania e Deborah. Ogni costume è diverso dall'altro, non ne esiste uno uguale, lo stesso per la lavorazione. Io devo tutto al maestro Arrigo, racconta la premiere Annamaria. Ogni opera ha il suo stile, la sua epoca, noi lavoriamo ancora su cartamodello e realizziamo tutto in tempi da record. La parte più impegnativa? La ricostruzione storica dell'abito, soprattutto l'interno, che dal 500 ai primi 900 è rigido: lo lavoriamo con le stecche di balena o tele particolari. Fatta eccezione per gioielli e scarpe, la sartoria realizza tutto: dall'abito al copricapo. L'idea è quella di offrire il servizio completo, dal disegno alla realizzazione. Intanto è partito il progetto di archiviazione e valorizzazione di questo immenso patrimonio, che conta (anche) migliaia di bozzetti e foto di scena.

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