Le assoluzioni dei No Expo sono «inaccettabili»

La Procura contro il giudice: «La maschera anti gas come prevenzione? Sorprendente»

Cristina Bassi

La devastazione? C'è stata «collettivamente», ma non è possibile attribuirla con certezza ai No Expo imputati. La maschera anti gas in corteo? Uno «strumento di prevenzione» legittimo contro i «paventati abusi» delle forze dell'ordine. Sono due passaggi fondamentali su cui si sofferma la Procura nel presentare ricorso alla sentenza con cui lo scorso giugno il gup Roberta Nunnari ha assolto dal reato di devastazione (il più grave, con pene fino a 15 anni) tre dei quattro anarchici andati a processo. Insieme parteciparono alla maifestazione che il Primo maggio 2015 mise a ferro e fuoco la città. La devastazione è stata riconosciuta solo per Andrea Casieri, condannato a tre anni e otto mesi di carcere. Non per Edoardo Algardi e Nicolò Ripani, condannati per resistenza, né per Alessio Dall'Aqua, assolto.

Per questi ultimi il pm Piero Basilone fa appello. Mossa prevista, ma esplicitata in 29 pagine con toni severi verso le valutazioni del giudice. Definite «illogiche» e «inaccettabili». Sottolinea Basilone: «Il travisamento, l'incitamento con grida, il porto e la plateale impugnatura di bastoni, mazze, aste, bandiere, specie se contro la schieramento delle forze dell'ordine, certamente devono essere considerati rilevanti penalmente come contributo morale alla consumazione delle condotte altrui violente: determinano alla commissione dei reati o, almeno, certamente rafforzano le volontà di commetterli, ingenerando la convinzione di poter contare sul numero». Per il pm, è «sorprendente» la definizione della maschera anti gas (portata da Dall'Acqua) come «strumento di prevenzione», conseguenza di «acuita sensibilità» dei manifestanti dopo il G8 di Genova. «Una sorta di autotutela preventiva - parafrasa Basilone - della libertà di manifestare, evidentemente contro i paventati abusi delle forze dell'ordine». Interpretazione legittimante, questa, «ardita», scrive il pm. E sulle responsabilità dei singoli nella guerriglia: «L'agire di ciascun imputato nel medesimo contesto criminoso ha generato i gravi fatti di devastazione e ogni facinoroso aveva la chiara percezione del contributo materiale e morale dato con la propria condotta al complessivo ampio scenario di devastazione».

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