Alla Bovisa la (finta) casa della mala milanese

Un architetto ha creato un alloggio con sbarre alle finestre, foto d'epoca, mappe per i colpi

La «marmota» in milanese significa cassaforte, e ne campeggia una proprio al centro dell'appartamento, pensiero fisso dei banditi. C'è una grande mappa di Milano, alle spalle di quello che poteva essere un tavolo «da lavoro», quello su cui i banditi studiavano colpi e appuntavano minuziosamente le vie di fuga. «Casa Marmota» in via Negroli 34, in zona Lambrate, è il primo appartamento ispirato alla mala che negli anni Settanta aveva proprio in quel fazzoletto della città uno dei sui quartier generali, insieme alla Barona, al Giambellino o a alla Bovisa.

L'idea-provocazione di questo progetto abitativo decisamente minimal è Ceren Sisik, turca residente da anni in città, laureata in architettura d'Interni nella sua città d'origine ad Ankara e con un master al Politecnico di Milano. Ieri Sisik ha organizzato un open day nell'alloggio-covo. Segni particolari? Alle pareti le vecchie fotografie in bianco e nero che ritraggono i personaggi della mala anni '70, dal bel «Renè» Vallanzasca, il re della Comasina, a Turatello o Luciano Lutring, il «solista del mitra» scomparso nel 2013. E alle immagini di colpi celebri in banca si alternano quelle di altrettanto celebri arresti che riempirono le prime pagine di allora.

«Casa Marmota» alias la casa della mala milanese è rivisitata in chiave moderna, non manca qua e là qualche oggetto di design, ma certo non ispira (e non vuole ispirare) comodità il bagno-cunicolo. Ci sono materassi a terra, sbarre all'ingresso delle camere da letto. L'architetto turno ha voluto progettare lo spazio tenendosi «senza fare una riproduzione fedele di un luogo del passato, il rischio era di creare un polveroso ricettacolo di oggetti d'epoca». Ha fatto una libera interpretazione di quei luoghi, «adatta alla vita di ospiti contemporanei».

RC

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