Cent'anni di Brera e Coppi in una mostra-racconto dei due "campionissimi"

Articoli, immagini e cimeli di un'avventura che ha unito due giganti ma anche due amici

Fausto Coppi e Gianni Brera: due fuoriclasse, due grandissimi, due campioni che hanno scritto pagine indimenticabili di sport e non solo di sport. Fausto Coppi alzandosi sui pedali della sua bici, Gianni Brera raccontando storie che sono diventate letteratura sulle pagine dei giornali e sui libri che ci ha lasciato. Un grande ciclista e un grande giornalista che nati cent'anni fa e a cui è dedicata la mostra «Brera 100 Coppi» organizzata dall'assessorato alla Cultura della regione Lombardia con il Museo del Ghisallo, il Museo AcdB Alessandria città delle Biciclette e all'associazione Terra Insubre, e curata per la parte relativa a «Giuanfucarlo» dal giornalista del Giornale Luigi Mascheroni. Un viaggio lungo la storia di uno sport che diventa cultura popolare e in una rassegna che mette insieme immagini, cimeli e testimonianze che ha aperto pochi giorni fa e che si potrà visitare fino al 22 dicembre allo spazio espositivo della sede regionale di palazzo Lombardia, in via Galvani 27, dal lunedì al venerdi (10-18) e domenica (14-18).

«Con questa iniziativa ha spiegato l'assessore regionale alla Cultura, Stefano Bruno Galli vogliamo celebrare Gianni Brera, un gran lombardo e un grande intellettuale che aveva un sincero amore per questa terra, di cui aveva colto lo spirito di apertura e attenzione alle novità. E vogliamo farlo ricordando la figura di Coppi, che è inscindibile da quella di Brera. Sono infatti nati a pochi chilometri di distanza, uno a San Zenone al Po e l'altro a Castellania, un binomio inscindibile al di là dell'inteso rapporto personale, delle battute di caccia fatte assieme: Brera e Coppi nascono lo stesso anno a pochi giorni e chilometri di distanza e sono convinto che Brera senza Coppi non sarebbe stato Brera, così come Coppi senza Brera non sarebbe stato il campionissimo Coppi. Uno col pedale, l'altro con la macchina per scrivere, ottengono entrambi un riscatto sociale»

«In quel periodo il paese deve rimboccarsi le maniche ed il popolo si rispecchia nel sacrificio del ciclista sulle polverose strade del Tour de France e del Giro d'Italia- continua l'assessore- E non è un caso che la consacrazione di entrambi avviene nel 1949 quando Coppi vince il Tour de France nello stesso anno del Giro d'Italia e Brera ne racconta le gesta sulla Gazzetta dello Sport, che quando ritorna dalla Francia lo nomina direttore». Sempre in mostra, sarà possibile vedere due cimeli unici, usciti per la prima volta dal santuario-museo della Madonnna del Ghisallo: la bicicletta con cui Coppi vinse proprio il Tour del 1949, e la maglia di campione del Mondo conquistata a Lugano nel 1953.