Cronaca locale

Chiude l'università della birra Addio sommelier delle bionde

«Ma è vero che chiudete?». Da un paio di settimane i clienti-studenti dell'Università della birra si siedono al tavolo di legno e, assieme a weiss e menù, chiedono notizie sul futuro del pub-ateneo di Azzate, a pochi passi da Varese. Silvana, che in quel locale ci ha costruito la sua professione, si fa forte: «Riapriremo. Prometto che riapriremo qui vicino». Ma ha gli occhi lucidi.
Il 29 dicembre l'Università della birra, aperta dal 1997, ente accreditato dal 2011 e unico esperimento del genere in Italia, rischia di chiudere i battenti. E con lei il sogno del suo fondatore, Franco Re, scomparso a luglio, proprio nel giorno in cui il calendario celebra Sant'Arnoldo, patrono dei birrai belgi. Re, guru dell'arte birraia, ha formato centinaia di studenti, ha indirizzato gli aspiranti gestori di birrerie, ha stroncato gli esperimenti fai-da-te di chissà quanti homebrewer, li ha incoraggiati a insistere e a distinguere le sfumature dei malti nelle degustazioni.
Dopo la sua morte, la famiglia, proprietaria dello stabile in cui ha sede l'università, ha detto di non voler proseguire l'attività ed ha risposto picche alla proposta dello staff di rilevare il locale. La chiusura, spiega il liquidatore Alessandro Di Gregorio, non è ancora scritta nero su bianco. «Ma c'è da dire che Franco non era solo il socio di maggioranza, bensì la colonna portante dell'università - spiega Di Gregorio che ha seguito il progetto dell'ateneo fin dai primi passi - Ora ricopro un ruolo davvero doloroso». Il primo dicembre è stato comunicato ai dipendenti che l'azienda sarebbe stata messa in liquidazione. «Ma noi abbiamo deciso di lavorare fino a Natale - spiega Silvana, braccio destro di Re - per rispetto ai clienti». Però la data della fine si avvicina e bisogna pensare agli scatoloni. Con un nodo in gola che non va giù nemmeno con il calice migliore di tutta la cantina. Il sogno in teoria proseguirà in un altro locale, ma rischia di restare zoppo. Re e il suo staff stavano lottando con burocrazia e tempi delle istituzioni per inserire nell'elenco delle professioni riconosciute dalla Regione Lombardia anche la figura del cervoisier, il sommelier della birra. Una parola che ancora non esiste nel vocabolario ma che è a un passo dal diventare ufficiale. «L'aveva coniata Franco - spiegano i suoi fedelissimi - e il termine è stato registrato all'ufficio brevetti». Il progetto del cervoisier era pronto per l'ok della commissione regionale alla Formazione ma, tra i guai del Pirellone e quelli dell'Università, tutto è stato bloccato. Bloccati anche i corsi di studi (gli ultimi attestati verranno consegnati prima di Natale). Eppure le richieste di iscrizione alle lezioni ci sono. Lo staff di Re si ripromette di mettercela tutta per continuare. Trova la forza nella passione e nella consapevolezza che in Italia c'è ancora tanto da fare nel settore. C'è tutto quello che Franco Re, dietro la sua barba da elfo macchiata di schiuma bianca, ha immaginato ma non è riuscito a portare a termine.

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