Dalla Cina a Israele in aula a Milano per imparare lo stile

Studenti dai quattro angoli del globo, strutture moderne e una connessione con il mondo delle imprese. Sono alcune delle caratteristiche che rendono la Nuova accademia di Belle Arti e Domus Academy un polo di attrazione per gli stranieri. Fondate entrambe all'inizio degli anni Ottanta, vivono oggi un momento felice: in un periodo di calo delle iscrizioni nelle istituzioni universitarie, Naba ha registrato un aumento di studenti del 18% dal 2010 a oggi, mentre Domus si è fermata a un +15% dal 2010 al 2012.
Sono soprattutto, ma non solo, cinesi, norvegesi e turchi a iscriversi in via Darwin per apprendere i segreti del design in ogni sua sfaccettatura. Come Han Liang, 20 anni, ragazza cinese che al momento sta seguendo il triennio di design, o Noy Jessica Laufer, 23 anni, giovane israeliana al terzo anno di Pittura e Arti visive. E da poco tempo anche i ragazzi africani riempono le aule dei due enti: «Abbiamo avuto anche persone che venivano dal Kenya e dalla Nigeria – racconta Andrea Tosi, docente di Business Design alla Domus – come da quei paesi del Sud America e dell'Asia che stanno risentendo meno della crisi e dove la classe media si sta allargando e molti vengono qui anche grazie al modello di impresa che insegniamo: i corsi classici si focalizzano di solito sui modelli delle multinazionali o di grandi aziende, difficilmente applicabili a quelle famigliari degli studenti che spesso sono di piccole e medie dimensioni, loro – conclude – sono in una situazione economica molto simile alla nostra di qualche decennio fa».
Così i giovani arrivano in Italia, studiano e tornano in patria con uno dei diplomi rilasciati da Naba e Domus, titoli equipollenti a quelli universitari: nove quelli triennali, sei biennali e diversi master, per rette che vanno dai 4mila ai 23mila euro.
L'impostazione dell'insegnamento in via Darwin punta molto sull'aspetto materiale del lavoro: i laboratori sono tanti e ben forniti di attrezzature e macchinari, alcuni creati dagli stessi dipendenti dell'Accademia. «Questo – spiega orgoglioso Patrizio, responsabile delle aule con un passato di collaborazione con Honda e la stessa Naba – l'ho costruito io e serve a tagliare il polistirolo». E non è l'unica invenzione di Patrizio, in un ambiente di lavoro dove comunque non mancano stampanti laser e 3D o i più comuni ferri da stiro e macchine da cucito. Ma anche biblioteche e archivi di tessuti come pochissimi altri in Italia. E gli stessi professori che si incontrano porta dopo porta sono molto soddisfatti di questa attenzione al lato pratico dell'insegnamento, come delle strutture che hanno a disposizione.
Impostazione che si riflette anche nella connessione con il mondo delle imprese: un esempio è il progetto lanciato da Barilla, Naba e Young&Rubicam lo scorso dicembre.
Ventisei gruppi di tre studenti ciascuno, ognuno con competenze artistiche diverse, hanno interpretato il valore della pasta utilizzando differenti forme di arte visiva.
La finale del 6 giugno decreterà chi sarà poi ospitato a Berlino dal 26 agosto all'8 settembre, dove li aspetta un fitto programma di incontri con artisti internazionali e visite a gallerie in una delle città più importanti al mondo per l'arte contemporanea. Una visione oltre i confini nazionali data anche dall'appartenenza di Naba e Domus, che contano oltre duemila studenti, a Laureate International Universities, una rete di oltre 65 istituzioni accreditate in 29 Paesi che offrono corsi di laurea di primo e secondo livello a 750mila studenti in tutto il mondo.

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