"Sesto era al fallimento, ma adesso rinasce"

Intervista a Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni. "Tante cose fatte e una non fatta, la moschea"

"Sesto era al fallimento, ma adesso rinasce"

Roberto Di Stefano, sindaco ed esponente della Lega, qual è oggi la situazione del Comune di Sesto San Giovanni?

«È arrivata la attesa comunicazione della Corte dei conti sul piano di rientro presentato al mio insediamento, quando abbiamo vagliato i bilanci passati in cui risultavano irregolarità contabili, accertando un'eredità di 26 milioni di buco e 14 di debiti».

E cosa avete fatto?

«Due piani di rientro, uno trentennale e uno decennale. Un anno fa abbiamo già deliberato la chiusura. La Corte, visto il larghissimo anticipo, 26 anni, ha approfondito più volte e alla fine ha verificato il risanamento. Una doppia vittoria, sia politica verso chi come il Pd non ha mai riconosciuto l'approssimazione con cui amministrava, sia tecnica».

Come ci siete riusciti in 4 anni?

«Abbiamo privatizzato, razionalizzato la spesa. Abbiamo lavorato con 220 dipendenti in meno, da 743 a 520».

E come manda avanti il Comune?

«Funziona meglio di prima grazie al digitale, il lavoro di dieci ora lo fa uno. Abbiamo sistemato appalti farlocchi, privi di controllo, e non a caso sciolti dalle controparti».

Ha risanato, non paralizzato?

«No, anzi, abbiamo varato nuovi appalti che mancavano, su verde e strade, recuperato 18 milioni per scuole che non si sa come potessero essere usate, stiamo realizzando due piscine. Abbiamo ottenuto 62 milioni da altri enti, demolito l'inceneritore grazie a un progetto di economia circolare e portato la differenziata in tutta la città dal 40% al 70%. E abbiamo un nuovo Pgt dopo 12 anni».

C'è un recupero di aree enormi.

«Solo le ex Falck 1,5 milioni di metri quadri. Già cantierizzata la stazione di Renzo Piano, a gennaio la Città della salute e il comparto Unione 0. Si parla di 3,5 miliardi di investimenti, migliaia di posti di lavoro, un polo sanitario unico in Europa col maggiore investimento regionale per insediare Besta, Istituto dei tumori e Medicina della Bicocca. Il gruppo San Donato realizzerà qui il San Raffaele 2. Stiamo passando da città delle tute blu a città delle tute bianche, moderna. Abbiamo superato anche certe barriere ottenendo la stessa tariffa urbana di Milano su tutta Sesto, prima divisa in due».

Pare abbia fatto tante cose tranne una: non fatta.

«Sì, la moschea, anzi quella moschea. E continuiamo a non volere una struttura di quel tipo, che avrebbe fatto di Sesto un riferimento islamico per tutta la Lombardia. Io sono per l'integrazione, sia chiaro, è giusto che la comunità locale abbia una sede adeguata, e ce l'ha, ma se vuoi spazi multifunzioni, per funzioni che già esistono in città, come una biblioteca, allora vuol dire che sei tu che non ti vuoi integrare».

Si vota nel 2022. Lei si ricandiderà?

«Guardi, noi abbiamo fatto davvero molte cose. Anche sulla sicurezza, abbiamo il record di Daspo, abbiamo installato 120 telecamere contro l'abbandono dei rifiuti, utili anche per reati e auto sospette, abbiamo aumentato del 300% le prese in carico dei servizi sociali. Io, fra predissesto e pandemia, mi sento a metà del mio cammino e il lavoro su tutti questi fronti chiede di essere portato avanti. Proporrò alla mia maggioranza di concludere questo percorso. Vedremo».

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