A Codogno zero nuovi contagi. E Milano prova a resistere

I casi tornano a salire. Segnali di speranza in città. Nel primo focolaio lodigiano l'epidemia non dilaga più

C'è una battuta d'arresto, purtroppo, eppure non si ferma la speranza. Quella che sembrava una confortante discesa si è fermata e dopo due giorni positivi nel bollettino regionale i nuovi contagi tornano a salire: ne sono stati registrati 1.942 in 24 ore.

I motivi di speranza tuttavia non mancano, e fra questi le notizie che arrivano dal primo focolaio lodigiano, dove il dilagare dell'epidemia parrebbe essersi arrestato. «A Codogno dove un mese fa ci sono stati i primi casi di Coronavirus in Italia - ha detto l'assessore al Welfare Giulio Gallera - oggi le persone positive sono 268, con zero contagi in più rispetto a ieri (lunedì, ndr)». Nella provincia di Lodi i positivi sono 1.860, in aumento di 43 casi e a Lodi città 331, in crescita di 10. Insomma, in questi che appaiono come dati rivelatori di un trend, il distanziamento sociale sembra funzionare. E qualche motivo di speranza arriva da Bergamo, dove si attenua la pressione sull'ospedale. «Per il terzo giorno consecutivo - ha detto - al Papa Giovanni XXIII e al presidio di Bergamo Est, dove c'è una pressione importante, registriamo una leggera riduzione. Un dato che dalla frontiera fa tirare un sospiro di sollievo ai nostri operatori sanitari».

In generale, con quasi 2mila nuovi positivi, il numero ufficiale dei contagiati è arrivato a 30.703. Ed è tornato a salire purtroppo anche il numero dei morti: in Lombardia sono stati 402 nell'ultimo giorno, con un conto totale dei decessi che arriva a un drammatico dato ufficiale di 4.178.

Per quanto riguarda le province, Bergamo registra 6.728 casi con un aumento di 257 «in linea con il giorno precedente». Scende il trend a Brescia con 6.298 positivi (+393). Quanto alla Città metropolitana di Milano, i casi sono saliti a 5.701 in crescita di 375. A Milano città invece hanno contratto il virus 2.297 cittadini (+121), una leggera frenata rispetto all'aumento precedente (+137).

Da aggiornare anche il dato delle persone dimesse e in isolamento domiciliare, arrivate a quota 15.620: 6.600 sono passate dall'ospedale e 8.900 hanno potuto farne a meno. Il numero dei pazienti in terapia intensiva è salito «solo» di undici unità, e oggi i posti occupati sono 1.194, mentre la Regione annuncia di essere riuscita nell'intento di raddoppiare e oltre la disponibilità di queste speciali postazioni di cura, la vera «trincea» di questa guerra. I posti in terapia intensiva sono passati da 724 a 1.500, con un incremento del 110%. A tal proposito, novità importanti giungono da Crema, dove è pronto l'ospedale da campo in cui lavoreranno i 52 medici e infermieri arrivati da Cuba. E nella stessa Bergamo si lavora 24 ore al giorno, su tre turni, all'ospedale in Fiera - come assicura l'assessore alla Protezione civile Pietro Foroni. «Conterrà oltre 120 posti letto, 104 dei quali destinati alle terapie intensive e subintensive. Uno straordinario lavoro grazie all'Associazione Nazionale Alpini della Lombardia - annuncia - Obiettivo aprirlo entro 7-10 giorni».

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