«Contro l’emergenza stupri più colonnine per dare l’Sos»

Le donne non abbiano paura di denunciare

«Contro l’emergenza stupri più colonnine per dare l’Sos»

Onorevole Ombretta Colli, nell’ultimo mese a Milano ci sono state 26 violenze sessuali su donne. E tutte per strada.
«Sono tante. Anzi, diciamo pure che sono troppe».
In sette casi le vittime sono ragazzine minorenni.
«È terribile. Il problema è che da troppo tempo continuiamo a ripeterci le stesse cose. E anziché migliorare qui si peggiora».
Il procuratore aggiunto Pietro Forno ha lanciato un allarme: è un reato in grave espansione.
«Siamo nell’era della tecnologia, e allora usiamola».
Lei in Regione è sottosegretario alle Pari opportunità, ha in mente qualche progetto?
«Penso alle lavoratrici costrette a prendere i mezzi pubblici la mattina presto o la sera tardi alla fine del turno. Il bersaglio ideale».
Che si può fare?
«Colonnine Sos per chiedere aiuto, collegate alla centrale operativa di polizia e carabinieri».
Secondo lei servirebbe un maggior controllo del territorio?
«Il controllo del territorio serve sempre. A tutti fa piacere vedere una divisa o l’auto della polizia».
Più agenti per strada?
«Sono sicuramente il miglior deterrente. Per le violenze sessuali e per qualunque tipo di reato».
Così aumenta anche la percezione della sicurezza.
«A me questa storia della sicurezza percepita fa un po’ ridere. Ma percezione di che? Leggiamo i giornali e ogni giorno li troviamo pieni di brutte cose».
E non tutti denunciano.
«Molti reati sono sventati dalla reazione di qualcuno. E purtroppo c’è ancora chi nemmeno denuncia, magari per vergogna».
Uno dei primi atti del sindaco Giuliano Pisapia è stato rinunciare ai militari per strada.
«Un grave errore. Ben vengano le divise vicine ai cittadini».
Tornando alle violenze sessuali, troppe avvengono in casa.
«Serve educazione familiare. Alle donne va spiegato che c’è modo di opporsi ai mariti padroni».
Lo ha detto lei che qualche volta è difficile denunciare.
«Bisogna denunciare. E chi non ha il coraggio, si confidi con un amico, un’ex compagna di studi, un collega di lavoro. Le donne non si devono vergognare di chiedere aiuto. È importante».
Le donne fanno anche fatica a conciliare lavoro e famiglia.
«Ho un sogno: che le donne italiane madri o che vorrebbero esserlo, possano avere a disposizione un luogo dove poter lasciare i figli. Come nel resto d’Europa».
Come si fa?
«Favorendo la creazione di nidi aziendali e allungando fino alle 18 l’orario del tempo pieno nelle scuole pubbliche. Ci sono tante cose da fare a scuola».
Per esempio?
«Insegnare l’inglese facendo giocare i bambini o a usare un computer. Così magari i bambini arrivano a casa con i compiti fatti e hanno più tempo per parlare o stare un po’ con il papà e la mamma».
Un bel problema.
«Basta donne costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio per la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro».
La Regione che fa?
«Prima in Italia si è dotata del Comitato strategico conciliazione Donna Famiglia Lavoro. Ogni mamma deve poter contare su servizi che oggi sono disponibili solo per chi può permettersi di pagare per un nido o una scuola privata. Se ne vanno 900 euro e lo stipendio della mamma va in fumo».
Ci vogliono i soldi.
«Alle aziende dico che gli studi dimostrano che quando c’è un nido, crolla l’assenteismo e aumenta la produttività dei dipendenti».
E per le scuole statali?
«Magari un piccolo contributo, e ci tengo a dire assolutamente simbolico, delle famiglie. Le altre risorse vanno trovate».
Si troveranno?
«Mettere al mondo un figlio non deve più essere una decisione da prendere l’Oscar».

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