Così il cibo di qualità si fa «strada»

E nel mondo, secondo la Fao, ci sono circa 2,5 miliardi di persone che mangiano «street food»

Se avete visto, di recente, il bellissimo film di Jon Favreau «Chef - la ricetta perfetta», dove un cuoco di grido abbandonava i fornelli dei ristoranti per girare l'America cucinando piatti prelibati con il suo caravan, capirete come si sia evoluto, qualitativamente, il classico modo di mangiare per strada.

A Milano, città delle grandi sperimentazioni e dei trend innovativi, è una delle ultime mode. Anche se, a ben vedere, lo «Street Food», che letteralmente significa «cibo da strada», risale addirittura all'antica Roma dove le persone, di solito le meno abbienti, cucinavano per strada (non avendo una cucina di proprietà nella loro casa) alimenti solitamente poveri. Certo, quello che sta prendendo piede con sempre più frequenza (e non solo nelle vie della Movida) è un concetto più elaborato e ricercato. Non si tratta più del classico cono da passeggio o del panino alla porchetta comprato allo stadio, della piadina o del cartoccio con le patatine fritte, tutti esempi di cibo da strada tra i più tradizionali, accomunati dalla loro facile reperibilità ed economicità (pensate che la Fao ha stimato che ogni giorno, nel mondo, quasi 2,5 miliardi di persone mangiano «street food»).

Accanto alla tradizione, si stanno ampliando gli orizzonti, coinvolgendo chef e «provocando» la fantasia di ristoratori che adattano gli spazi dei propri locali plasmandoli su questo innovativo trend gastronomico. Insomma, non parliamo del sandwich «povero» da passeggio, ma di cibi assemblati con materie prime di alta qualità, con una cura particolare delle preparazioni, elevando il concetto di Street Food fino a trasformarlo in una vera filosofia di benessere per un pubblico a caccia di novità. E ci sono botteghe specializzate che preparano autentiche prelibatezze: più che di «cibo da strada», è il cibo di qualità che si fa strada.

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