Così il degrado dei quartieri fa crollare il valore delle case

Si moltiplicano le proteste dei residenti contro scelte sbagliate e brutture Ed ecco la mappa delle strade milanesi che rischiano di finire in «serie b»

La crisi del mercato immobiliare a Milano ha avuto ricadute meno pesanti rispetto ad altre città. E, dicono gli analisti, sta piano piano rientrando, anche trainata dall'Expo. Eppure ci sono zone che, negli ultimi cinque anni, hanno conosciuto un calo rilevante non solo per via della crisi, ma anche per i problemi irrisolti di quei quartieri. Trascuratezza che si traduce ovviamente in una minore appetibilità dal punto di vista immobiliare.

A mutare è stato, negli anni, anche il sentiment: «Oggi a pesare nella scelta su dove comprare è, per l'80%, proprio la tipologia della zona: il prezzo è il secondo fattore preso in considerazione; tutto il resto, compreso il tipo di immobile che si va ad acquistare, viene dopo», fa notare Marco Grumetti, presidente provinciale della Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). Che aggiunge: «Prima gli acquirenti erano più disposti a migrare da un quartiere all'altro, adesso invece ci sono parti della città che determinati clienti non prendono affatto in considerazione». Per essere più netti: «Un cittadino che vive, ad esempio, in Città Studi, anche se dovesse trovare un attico che è un affare in via Padova, difficilmente lo comprerà».

Milano sempre più divisa in compartimenti stagni? Ciascuno con una tipologia etnica, uno status sociale, economico? Difficile dirlo, i numeri raccontano che nell'ultimo lustro alcune aree più problematiche hanno conosciuto un netto calo dei prezzi degli immobili.

Secondo le rilevazioni realizzate da TeMA (Territori, Mercati e Ambiente) in collaborazione con FIMAA (Federazione italiana mediatori agenti d'affari) Milano Monza e Brianza, nella zona di piazza Axum - terra di confine tra le lussuose villette con giardino privato attorno a San Siro e le case popolari di via Mar Jonio dove si sono susseguite occupazioni, sfratti e disordini legati proprio alla gestione degli alloggi - in cinque anni i prezzi sono scesi di oltre il 15%.

A Lambrate, dove al di là della ferrovia, nella zona di via Rubattino, ci sono ancora accampamenti illegali di persone nomadi, il calo, sempre nel quinquennio, è stato del 10,3%. Dato simile (-10,2%) nella zona tra via Salomone e via Bonfadini, dove negli ultimi anni ci sono stati gravi episodi di tensione: l'incendio al campo rom di via dei Pestagalli, a marzo del 2013, e quello (secondo molti doloso) un anno prima, nell'accampamento tra via Bonfadini e via Sacile, più volte sgomberato tra il 2010 e il 2013.

Proseguendo verso sud anche al Corvetto, zona resa poco sicura dalla concentrazione di spacciatori e microcriminalità, il calo dei prezzi di appartamenti e case private è del 6,4%. Consolidato è, infine, il trend negativo dell'andamento dei prezzi nella zona nord tra via Padova e via Palmanova: un calo del 9% che prosegue in realtà da prima della crisi del 2009: guardando complessivamente agli ultimi dieci anni si nota che il deprezzamento è stato pari al 6%. Non dipende, quindi, solo da questioni economiche. Pesa anche la pubblicità negativa ricevuta dal quartiere, a causa delle risse e soprattutto del fatto che il quartiere dove sorge la Casa della cultura islamica è densamente abitato proprio da persone di religione musulmana; non a caso è qui che il Comune ha deciso di destinare un locale per la moschea (che sorgerà in una traversina, via Esterle). La differenza non solo con il «salotto buono» della città, ma anche con la circonvallazione è netta: in Porta Venezia il calo in cinque anni è solo dell'1%, in viale Bligny-Toscana del 2%.

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