Così l'arte del teatro salì in cattedra

Dal '56 gli Atenei divulgano il linguaggio della scena da Apollonio a Dalla Palma

Andrea Bisicchia

La prima cattedra di storia del teatro nasce a Milano, all'Università Cattolica, nel 1956. Il professor Mario Apollonio dal 1939 ricopriva quella di letteratura italiana. Molti di noi lo hanno avuto come maestro, molti ne hanno ereditato la passione, alcuni ne hanno continuato il magistero; altri hanno scelto di lavorare in un teatro. Eppure, negli anni Sessanta, il rapporto tra teatro e università non andava oltre l'ambito della didattica, che permetteva, al laureato in lettere e filosofia, di insegnare, possedendo in più, una nuova conoscenza, quella della letteratura teatrale, anche se Apollonio non tralasciava mai di teorizzare il rapporto tra linguaggio poetico e linguaggio della scena.

Erano anni pionieristici, nel senso che si era pionieri di un territorio dalla enorme estensione. Da quella cattedra si cominciò a discutere di interdipendenza tra istituzioni accademiche e teatrali. Apollonio poteva farlo, essendo stato vicepresidente del Piccolo accanto a Paolo Grassi e Giorgio Strehler, un ruolo che determinò la creazione della cattedra stessa. Ma perché questa interdipendenza potesse diventare operativa, occorreranno decenni.

Nel '67, la cattedra di Storia del teatro trovò un continuatore in Sisto Dalla Palma che, con alcuni assistenti e studenti, fondò, insieme a Franco Laera, il Centro di Ricerca per il Teatro (CRT), cioè un luogo separato dall'università, ma nello stesso tempo, guidato da chi ne deteneva la cattedra, presso la quale, non era ancora possibile fare certi esperimenti e, quindi, verificare nuove forme di comunicazione e nuovi linguaggi. Nel frattempo scoppiava il '68 e molti studenti e laureati, pongono il problema dell'addestramento professionale, della formazione dei ruoli che hanno a che fare con il teatro, facendo balenare nuove potenzialità e nuove articolazioni professionali.

Simili esigenze crescono di pari passo con la nascita di nuovi soggetti teatrali: le cooperative, con in testa quella di Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, il cui Pier Lombardo, nel giro di pochi anni, diventò punto di riferimento per le università milanesi, i gruppi sperimentali che, a loro volta, permisero la nascita di nuove figure, come quella dell'operatore teatrale, del drammaturgo, del ricercatore all'interno della compagnia. L'università non rimase spiazzata, proprio perché col CRT tentò quell'aggiornamento indispensabile in un momento di particolare trasformazione ospitando, nella sede di via Dini, un teatro che corrispondesse all'idea comunitaria, teorizzata da Apollonio e a quella di teatro festa. Ne saranno protagonisti, riformatori come Grotowski, Barba, Kantor, gruppi come Bread and Puppet.

Si organizzano stage - laboratori ed i laureati sono messi nelle condizione di trovare uno sbocco nella pratica teatrale.

Nell'ambito delle università private, anche lo Iulm dette vita a una Cattedra di Storia del teatro, oggi affidata a Valentina Garavaglia, mentre, per quanto riguarda l'università statale, occorrerà attendere parecchio, a causa di un ritardo quasi inspiegabile. Ne sarà titolare Paolo Bosisio, il quale darà un impulso notevole agli studi teatrali, che culminerà nella «Settimana del Teatro», una manifestazione annuale di specializzazione, promossa, sia dalla Statale che dalla Cattolica, con l'intento di riflettere su personalità e problemi di grande rilevanza nell'ambito del teatro, a cui partecipano giovani studiosi, registi, scenografi, drammaturghi. Accanto alle istituzioni universitarie, occorre, però, ricordare il contributo dell'Accademia delle Belle Arti di Brera, dove frequentemente vengono discusse tesi in storia del teatro, con particolare riguardo alla scenografia, e, infine, quello delle scuole di teatro: la Paolo Grassi, la scuola del Piccolo e quella dei Filodrammatici. C'è da chiedersi se oggi, dopo un rifiorire così ampio, il rapporto specifico tra teatro e università sia cambiato. Un fatto è certo, dentro l'università, la pratica teatrale dipende ancora dalla didattica, con piccoli spazi dedicati alla ricerca e alla sperimentazione. L'università milanese mantiene il suo ruolo istituzionale che coincide con quello di promozione della cultura teatrale, di messa a disposizione di materiali iconografici, bibliografici; materiali sempre più ricchi di audiovisivi e sempre più adatti per chi ha scelto questo indirizzo, che si coniugano con quelli dei Centri Studi del Piccolo Teatro, del Franco Parenti, del CRT. L'università può dare molto a questi teatri, può contribuire, non soltanto alla attività creativa, quanto all'affermazione di quadri ben precisi che posseggono, in più, una specificità storiografica.

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