Così le piccole imprese ripartono dall'estero

Le nuove sfide per i manager riguardano l'accesso al credito e l'approdo alle vendite on line

Maria Sorbi

La crisi ha lasciato parecchie ammaccature alle piccole imprese lombarde. Ma, mentre curano i lividi, gli imprenditori pensano anche a ripartire. «È arrivato il momento di tornare a crescere - annuncia il neo presidente di Piccola Industria Assolombarda Alessandro Enginoli - Abbiamo imprenditori meravigliosi, solidi e ben consapevoli del loro ruolo sociale». Per dare alle imprese la chiave giusta per impostare la «rivincita», oggi i manager lombardi saranno chiamati a un incontro per focalizzare le strategie di export, il modo in cui conquistare i mercati esteri e i paesi su cui puntare. Presente anche il senatore Pierferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri, che aiuterà a mettere a fuoco il futuro dell'Europa e racconterà l'era del post Brexit.

Un'indagine messa a punto da Assolombarda racconta di piccole imprese (4mila quelle presenti sul territorio di Milano, Lodi, Monza e Brianza) con una forte vocazione ai rapporti con l'estero (oltre il 90%) ma che spesso si limitano a un semplice import/export, senza impostare filiali oltre confine, sedi o progetti in joint venture.

«Le nostre imprese, che fatturano in media 8,5 milioni di euro l'una - spiega Enginoli - hanno una buona apertura verso i mercati internazionali. Noi le affianchiamo per impostare le strategie giuste. Ad esempio, un buon metodo è quello di non eccedere nell'internazionalizzazione. Meglio fare scelte mirate e coltivare quelle. All'inizio i costi superano i benefici, ma poi la curva si inverte ed è importante non disperdere le energie e calibrare bene i piani all'estero». Tra i paesi su cui puntare, Enginoli consiglia il Cile, i paesi del Sud America, (Perù e Colombia in testa) e l'intramontabile Cina, dove c'è ancora un forte margine di crescita.

Perché le piccole imprese (quelle fino a 100 dipendenti) possano veramente fare il salto e ripartire è necessario superare alcuni limiti. Uno su tutti, secondo il presidente, è il problema dell'accesso al credito. «Bisogna cominciare a pensare seriamente a nuove forme di credito, non solo alle banche. Va sviluppato il private equity: in Europa riguarda il 14% delle piccole imprese, in Italia solo il 3%».

E poi c'è il commercio on line. Impossibile da non considerare. Tuttavia non tutte le imprese sono pronte al grande passo: «Il 20% dei nostri imprenditori sono già pronti all'on line - sostiene Enginoli - ma gli altri vanno preparati e affiancati. È una sfida da considerare seriamente. E non bisogna più pensare all'on line come a una piattaforma dove acquistare solo prodotti con prezzi medio-bassi. Faccio un esempio: su Alibabà sono appena state vendute cento Maserati in 18 secondi. Ecco, questo rende l'idea del potenziale della rete».

L'affiancamento per sfondare oltre confine riguarda vari aspetti e offre consulenza sull'origine della merce e made in, elenchi Intrastat, embarghi, restrizioni, export control e autorizzazioni all'esportazione, esportazione a duplice uso e aspetti tecnici. Assolombarda offre anche assistenza su pagamenti e contrattualistica internazionale, assicurazione crediti e finanziamenti export, strumenti di pagamento e affianca i manager su tutti i cavilli burocratici e fiscali in cui si possono imbattere oltre confine. Insomma, mette il salvagente a chi si vuole espandere e a chi ci deve ancora provare.

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