"La demagogia fa male. Ci serve più qualità"

Parla il presidente del Consiglio regionale

Presidente Alessandro Fermi, come voterà domenica al referendum?

«Un No convinto, e credo che il centrodestra dovesse fare una battaglia. C'era la possibilità di spiegare ai cittadini che non è tagliando che si migliora, semmai scegliendo».

E il risparmio?

«È risibile e si poteva ottenere con tagli alle indennità. Aggiungo che alcuni territori rischiano di non avere rappresentanza parlamentare e il taglio rafforza il ruolo delle segreterie dei partiti. Il nuovo Senato avrebbe 200 sentori, maggioranza 101, facile da controllare. Non è una riforma che porta qualità ai cittadini».

Solo antipolitica?

«Questa continua demagogia degli ultimi anni non ha portato alcun miglioramento. Deve essere completamente invertita la rotta semmai, per stimolare all'impegno politico e amministrativo le persone che stanno fuori».

Lei difende da sempre la dignità dei sindaci.

«Nel 2019, su 920 Comuni al voto, in 206 si è presentata una sola lista e in 15 circa non c'era neanche un candidato. Questo è un segnale. Comunque, anche se ritieni di combattere il privilegio, non puoi farlo riducendo il numero dei privilegiati».

A chi dice che è il primo passo di una cura dimagrante?

«La cura dimagrante la fai nel comparto pubblico, in settori che oggi sono un peso, non nelle istituzioni. Se la riforma avesse abolito una delle due Camere, per velocizzare, sarebbe stata sostenibile, ma non è così che risolvi i problemi. Oggi solo i dipendenti pubblici e pensionati si impegnano in politica. E i sindaci vengono chiamati eroi, qualcosa non va».

Cosa può succedere dopo il 21 settembre?

«Un centrodestra più convinto per il no avrebbe avuto più possibilità di vincere, con probabili ripercussioni sul governo. Alle Regionali spero in un risultato importante in 4 Regioni, con possibile jolly in Toscana. Nel rapporto fra i partiti, tutti fondamentali, vedremo il rispettivo stato di saluti».

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