«Diplomi facili, prove da rivedere»

Manca ancora un atto importante per archiviare l’anno scolastico 2008-2009: le prove per verificare se gli alunni delle superiori congedati agli scrutini finali con qualche «debito», hanno rimediato alle insufficienze. Con gli esami di riparazione, con gli studenti con la testa sui libri anche durante le vacanze. Quanti sono? Non c’è dato ufficiale. Ogni scuola ha trasmesso gli esiti degli scrutini al ministero. Una stima degli addetti ai lavori porta a circa un terzo degli iscritti condannato a riparare. Non esiste tuttavia un calendario uniforme, ogni scuola si sta regolando come crede. Così in alcuni istituti gli esami sono già in atto, ma la stragrande maggioranza ha convocato i ripetenti per i prossimi giorni. In ogni modo la posta in palio è determinante: non solo a livello individuale, ma anche a livello organizzativo: promossi o bocciati possono infatti condizionare la formazione delle classi per l’anno scolastico che sta per iniziare.
«Nessuno sa che cosa succeda in questa situazione - Annamaria Indinimeo, dirigente e portavoce dell’Ansca (Associazione nazionale scuole autonome) –. Il comportamento degli insegnanti può essere deciso anche in funzione del mantenimento o meno del numero della classi. O peggio per compiere qualche vendetta su qualche studente non gradito». Per la Indinimeo c’è una sola via d’uscita per garantire il massimo dell’obiettività delle valutazioni: «Il ministero - dice – dovrebbe definire degli standard sulla preparazione degli studenti. Non solo si renderebbe più serio il risultato di queste prove di appello, ma si sanerebbe quella difformità di giudizi che si determinano da scuola a scuola senza elementi di valutazione probanti». Il riassetto dei criteri di queste prove avrebbe una ricaduta sull’intero sistema di valutazione. «Il problema è serio – conclude Annamaria Indinimeo – perché non è più accettabile che all’università si cominci con dei corsi di alfabetizzazione per riparare ai diplomi rilasciati con troppa superficialità».
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