E per i bimbi Sala è Babbo Natale

Gli chiedono di ricevere pianoforti a coda, Ipad, gatti o conigli

Quando è salito sul palco del Teatro del Buratto per un incontro con i cittadini più piccoli qualche settimana fa, la mini platea non aveva bene in mente quali sono i compiti di un sindaco. Beppe Sala probabilmente è sembrato ai baby milanesi una fotocopia di Babbo Natale, forse una persona un pò speciale che può portare regali anche fuori dalle feste. Tant'è, il sindaco rischia di deludere quasi tutte le aspettative, ma intanto si è fatto qualche risata leggendo le richieste che si è trovato sul tavolo. Le letterine che gli hanno consegnato i bambini sono colorate, sintetiche, molto molto precise.

«Caro signor sindaco» era l'intestazione già stampata per tutti. «Io vorrei un coniglio» gli scrive la piccola Giulia. A un coetaneo non basta, vorrebbe avere «un coniglio e un gatto». Un altro baby cittadino gli ha scritto che vorrebbe «un pianoforte a coda, non come quello che ho io» e per rendergli meglio l'idea abbozza un disegno. Letizia invece delle bambole pensa a «un'ipad». Le nuove generazioni 2.0. Sara, 4 anni, immagina la città «come un castello», Davide la vorrebbe «con palazzi altissimi, più piscine con gli scivoli e più stazioni, i treni più veloci per trasportare le persone e più aeroporti». C'è chi vuole «una città di cioccolato», chi «il mondo di caramelle» e chi «una montagna russa, i plastici dei treni e le macchine da corsa della polizia». Se non ci pensa Sala, cambierà l'indirizzo: da Palazzo Marino alla Lapponia, sperando che Babbo Natale non sia una sòla.

Ci sarà lo zampino dei genitori nelle letterine più serie? Speriamo di no. Micol vorrebbe «una casa per tutti i bambini», Davide ha 7 anni e chiede al sindaco «cosa si fa quando una città si divide per rimetterla insieme?». Domanda da cento milioni di dollari. «Caro sindaco - scrive Michelangelo - vorrei che a Milano non ci fossero più famiglie povere». E Matilde, alunna modello (persino un pò secchiona), chiede «più sport e più lingue straniere a scuola».

«La giornata comincia con un sorriso grazie alle lettere dei desideri dei bambini» il commento del sindaco su Facebook. E visto che non voteranno prima dei prossimi dieci anni, può permettersi tranquillamente di prenderle alla leggera.

ChiCa

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