E il sindaco scopre le classi ghetto: «Massimo 30% di alunni stranieri»

Allo studio la mobilità tra scuole. Sardone: colpa della sinistra

I casi più eclatanti sono quelli di via Paravia a San Siro, con l'83% di alunni stranieri, e piazza Gasparri alla Comasina con il 72%, ma 53 scuole elementari della città superano il 30% di bimbi non italiani. Con le medie si arriva a quota 81, qui la concentrazione più alta si raggiunge in via Russo (8 bimbi stranieri su 10) o in via Giacosa e via Crespi (70%). Anche il sindaco Beppe Sala si è reso conto che la situazione delle classi-ghetto è insostenibile. Ha commissionato uno studio sul funzionamento delle singole scuole milanesi e ieri ha ammesso che «può essere contestabilissimo, ma il giusto livello di integrazione si raggiunge solo intorno al 30% di bimbi di origine non italiana, quand'è l'80% non va bene. Non è semplice, è un percorso lungo ma bisogna fare uno sforzo con le famiglie e il Miur per trovare formule di mobilità tra le scuole, sia per aiutare gli alunni stranieri sia per non mettere in difficoltà quelli italiani che oggettivamente rischiano di trovarsi in minoranza». La consigliera del gruppo misto Silvia Sardone che da anni si batte contro questo fenomeno sottolinea che «finalmente anche Sala si è accorto che in alcuni quartieri periferici ci sono vere e proprie scuole ghetto, ma è colpa delle folli politiche delle giunte di sinistra se si è arrivati ad avere quartieri come via Padova dove gli italiani sono una minoranza. E la sua politica delle porte aperte non ha fatto altro che aggravare la situazione».

Sala ha inaugurato il mese scorso le «colazioni col sindaco» il sabato mattina, ieri seconda tappa al «Rob de Matt» a Dergano. Nel centrodestra c'è chi le definisce piuttosto comizi, tour elettorali in vista delle Europee, il risultato a Milano sarà anche un voto alla sua giunta. Ritira la maglietta della «St Ambroeus FC» formata da richiedenti asilo («da piccolo ero terzino, oggi fuori dal campo mi sento difensore dei diritti»), incassa qualche critica sulla Tsinghua University di Pechino che ha scelto di aprire alla Bovisa ma procede a rilento, sulla «sporcizia inaccettabile nel quartiere», sulla biblioteca di via Baldinucci chiusa («finiamo i lavori tra un mese, riaprirà a giugno»). Una nonna non può portare i tre nipoti ai giardini Pagani perchè sono occupati dai pusher, un cittadino di sinistra contesta lo sviluppo urbanistico sproporzionato alla Bovisa («bisogna recuperare o alle prossime elezioni ci sarà da soffrire, e se perdiamo questa roccaforte sarà un grave danno per il Paese»), Sala mostra le immagini dello scandalo e gli risponde che non vuol definire «la sua visione nostalgica, ma la città si allarga». Torna a ribadire che toglierebbe il pavè da via Torino (e non solo) e ammette e che i vigili di quartiere in bici «forse non funzionano, li rimetteremo in auto perchè arrivino più in fretta dove serve».

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