E la sinistra dà ai profughi la bandiera dell'antifascismo

Dopo la manifestazione della destra contro l'arrivo ieri una festa per accoglierli alla caserma Montello

Michelangelo Bonessa

Schiacciata tra il rosso e il nero. Via Caracciolo è il teatro di uno scontro tra sinistra e destra per la decisione del prefetto di utilizzare la caserma Montello per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Una battaglia i cui costi rischiano di essere scontati dal quartiere e dai profughi stessi. Ieri è stato il momento della festa per i migranti, organizzata da tutta la galassia progressista: dal centro sociale Cantiere al Partito democratico. Il giorno precedente erano stati Fdi, Lega e Casapound con l'appoggio di esponenti di Forza Italia come Silvia Sardone, a manifestare contro la decisione governativa. Per l'occasione il leghista Alessandro Morelli ha puntato il dito contro i costi dell'operazione, mentre Sardone ha avvertito: «Prepariamoci a un nuovo quartiere costretto a degrado e insicurezza, esattamente come successo vicino all'hub di via Sammartini e all'area intorno alla Stazione Centrale».

E se all'appello delle destre hanno risposto più militanti di Casa Pound che residenti, circa 250 persone, a quello lanciato dal «Comitato zona 8 solidale» hanno risposto almeno il doppio dei cittadini. E dei politici. «Basta vedere che ci sono sia il Cantiere che il Pd per capire quanto sia venuta bene - ha commentato Mirko Mazzali, responsabile alle Periferie del Comune - Iniziative come questa riescono a riunire il centrosinistra». E in effetti si sono visti moltissimi esponenti della galassia del centrosinistra a partire da Pierfrancesco Majorino, assessore ai Servizi sociali: «Vigileremo affinché le preoccupazioni dei cittadini, che non sottovaluto, non trovino conferma - ha promesso - Voglio però anche sottolineare che forse è il primo caso in Italia in cui si costituisce un comitato a favore dell'accoglienza». Ma ci sono anche figure come Paolo Limonta, tra gli ideatori e animatori degli ex comitati per Pisapia e personaggi storici della Milano anarchica. Tutti a festeggiare l'unità ritrovata intorno ai gazebo di una trentina di associazioni e sigle sindacali riunite per l'occasione. Intanto, per capire quanto fosse più una manifestazione di politici che di cittadini, i migranti già trasferiti alla Montello si sono unitisolo alle 13 alla festa che iniziava alle 10. E dopo che una delegazione si è presentata al cancello presidiato dai militari. Prima solo una decina e non tutti ospitati in via Caracciolo, hanno preso parte ai balli e al banchetto. Anche loro sono presi tra il rosso e il nero, tanto è vero che a un profugo è stata affidata una bandiera «antifascista» da esporre a favore delle telecamere nella strada intitolata a Caracciolo, ammiraglio e «patriota», come recita la targa. Fazioni che continuano la battaglia: «Il sindaco Sala ha dimostrato di non avere la minima idea di come gestire la situazione. Il rischio è di innescare una guerra tra poveri: da una parte i migranti e dall'altra chi è in difficoltà e pretenderebbe le attenzioni di un Comune molto distante dai problemi dei milanesi - ha attaccato Alessandro De Chirico, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino - Le caserme dismesse siano destinate a ospitare a rotazione chi aspetta da anni che gli sia assegnata una casa popolare e che a più riprese si è rivolto ai servizi sociali del Comune». Mazzali però non condivide quest'idea: «Usare le caserme così no, perché si rischia poi che non siano situazioni temporanee. Chi è in attesa dell'assegnazione non vive per strada, forse è una situazione attuabile per chi viene sgomberato». La battaglia di via Caracciolo prosegue.

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