Ecco dove sarà la moschea voluta da Pisapia per Expo

Il sindaco ha detto sì alla proposta avanzata dai giordani. Individuata l'area, l'obiettivo è un luogo di culto entro il 2015

Ecco dove sarà la moschea voluta da Pisapia per Expo

I tempi stringono, Expo si avvicina e il coro è sempre più forte: «Milano deve avere una moschea per l'Expo». E moschea sarà, in viale Certosa. Al civico 146, al posto di un'ex concessionaria. A oggi la soluzione cui sta lavorando il Comune pare questa. Dopo tanto tentennare, Palazzo Marino ha deciso e il segnale della svolta sono le dichiarazioni del sindaco. Nell'intervista trasmessa l'altra sera dal «LaEffe», Giuliano Pisapia è stato chiaro: «Entro il prossimo anno - ha detto - dobbiamo arrivare ad un grande luogo provvisorio che possa poi diventare definitivo», «abbiamo richieste da parte di paesi esteri come la Giordania, che ha dimostrato più di altri segni di attenzione e che è un punto di riferimento che unisce le comunità islamiche».

Una presa di posizione che arriva all'esito di una discussione accesa all'interno della giunta. Dopo lunghi contatti che hanno alimentato speranze e delusioni, il Comune sembra aver stoppato il progetto presentato dal Caim. Il coordinamento dei centri islamici aveva chiesto di realizzare, a sue spese, una grande moschea a Lampugnano, nell'area del Palasharp in cui da quasi sei anni si ritrovano a pregare i fedeli dell'Istituto islamico di viale Jenner. Ma il progetto targato Caim è stato per ora accantonato. Due i motivi che hanno indotto il sindaco a dare l'ok al piano dei giordani. Il primo è di ordine pratico, dal momento che l'area di Lampugnano sembra richiedere interventi di bonifica più lunghi e radicali. La seconda ragione è politica, ed emerge dalle parole che il sindaco ha dedicato alla Giordania: «Essendo uno stato riconosciuto dall'Italia questo offre garanzie sulla provenienza del denaro. Se invece i fondi arrivassero da privati andrebbe verificato che non vengano da situazioni non compatibili con la nostra democrazia». La Giordania, in effetti, viene vista come una sicurezza dal punto di vista politico e religioso. Intrattiene ottimi rapporti diplomatici con l'Italia ed è guidato da una monarchia che gode di prestigio e considerazione che vanno oltre le dimensioni del Paese, relativamente piccolo. Basterà ricordare le visite italiane del sovrano, accompagnato dalla regina Rania, che è cittadina onoraria di Milano dal 2005, l'ha visitata ancora nel 2009.

La casa reale giordana vanta una discendenza diretta dal profeta Maometto e questo rappresenterebbe per molti una garanzia. Secondo l'idea di Palazzo Marino, dunque, questo sarebbe un progetto super partes, in grado di andare oltre le divisioni che attraversano anche la comunità musulmana milanese e che sono alimentate anche dalle turbolente vicende che hanno agitato le piazze dell'Egitto, paese leader del mondo arabo. Si tratterebbe dunque - questa l'idea - di una soluzione in cui potrebbero riconoscersi le varie comunità cittadine, cui sarebbe comunque riconosciuto il diritto di regolarizzare e sistemare le sedi disseminate nei vari quartieri. Tutti potranno avere una sede dignitosa dunque, e magari anche costruire ex novo un edificio come quello di Lampugnano (che una parte della sinistra vorrebbe comunque agevolare), ma con tempi ordinari. In vista dell'Expo 2015, che porterà imprenditori e personalità importanti anche dal mondo arabo, la corsia preferenziale sarebbe riconosciuta al piano di viale Certosa 146. Dal consolato non rilasciano alcuna dichiarazione in proposito, ma la partita potrebbe essere questione di giorni.

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