La folla, rabbia e lacrime: «Perché questa tragedia?»

Il dolore, quando è tanto e improvviso, può facilmente trasformarsi in rabbia. Proprio per questo non è stato facile ieri pomeriggio per il sindaco Giuliano Pisapia lasciare la chiesa di Pentecoste, in via Graf, a Quarto Oggiaro, al termine del funerale di Daniele Carella, il 21enne ucciso sabato scorso a colpi di piccone dal ghanese Mada «Adam» Kabobo a Niguarda mentre aiutava il padre a consegnare i giornali. Nonostante i funerali delle tre vittime dell'africano - che oltre al giovane Carella, nelle stesse ore, aveva ucciso il 40enne Alessandro Carolè e il pensionato Ermanno Masini, 64 anni - si siano tenuti tutti in forma privata, l'amministrazione comunale in qualche modo ha voluto esserci. E non solo con il gonfalone della città. La mattina, alle 11, Pisapia si è recato alle esequie di Carolè, nella chiesa di San Martino in Niguarda, in piazza Belloveso. E mentre alla cerimonia funebre di Masini, tenutasi nella stessa chiesa ma alle 14.45, si è presentato l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli, il sindaco si è recato a Quarto Oggiaro dove, alla stessa ora, la gente del quartiere dava l'ultimo saluto a Daniele. Lì, all'uscita dalla chiesa, un gruppo di donne ha cominciato a gridare contro il sindaco «Vergogna! Vergogna!». Tuttavia gli amici del giovane hanno risposto alle contestatrici con altrettante urla: «Rispettate il nostro silenzio, rispettate questo giorno». In quel momento Nicolas, uno dei migliori amici di Daniele, si è avvicinato al sindaco che era quasi arrivato alla sua auto per scusarsi per le urla. «Sindaco parla la rabbia», gli ha detto, e Pisapia fermandosi gli ha risposto: «Io ci sono e sto con voi». Il feretro è stato accompagnato fuori dalla chiesa da cinque lunghi applausi. Gli amici hanno fatto volare dei palloncini colorati prima che la bara fosse caricata sul carro funebre.
Tanta commozione e centinaia di persone anche la mattina, ai funerali di Carolè. Nella sua omelia don Angelo Cavenaghi, curato di San Martino in Niguarda e guida dei giovani dell'oratorio (numerosissimi in chiesa) ha parlato del 40enne come un uomo di pace, che non negava un sorriso a nessuno. «Ti sono grato della tua amicizia - ha detto don Cavenaghi rivolgendosi, in un dialogo immaginario, ad Alessandro Carolè -. Eravamo il prete e l'artista, come dicevi tu. E quando parlavamo di quel che c'era dopo la morte tu mi chiedevi: “Sarà tutto vero don?”. È tutto vero Ale, vedi? Ora t'immagino lassù, silenzioso e stupito di non avere più domande. Ora siamo noi ad avere bisogno del tuo aiuto. Sì, aiutaci affinché il dolore non si trasformi in odio».
Chiesa stracolma anche qualche ora dopo, durante i funerali di Masini, celebrati dal parroco di San Martino, don Fabio Baroncini. Che ha parlato a lungo delle profonde qualità umane del pensionato, tutto dedito al volontariato. E ha confidato: «Mi aiutava anche a curare l'amministrazione della parrocchia». Spezzando poi una lancia per Kabobo. «Un povero diavolo che ha fatto quel che fatto anche perché era troppo solo». Al termine della cerimonia un amico del 64enne ha letto un pensiero. «Per lui non c'erano problemi, solo soluzioni. Per la prima volta Ermanno, sabato scorso, non ha trovato soluzioni».

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