«I libri? Sopravvissuti grazie all'online e ai negozi di quartiere»

Alberto Ottieri, ceo di Messaggerie, ottimista sul mercato: «Un duro colpo, ma c'è ripresa»

Mimmo di Marzio

Si può essere ottimisti in un momento di piena «economia di guerra» e in un settore, quello dei libri, che nei giorni più bui dell'emergenza Covid ha registrato la perdita di 25 milioni di ricavi? A Milano, capitale italiana dell'editoria, c'è chi non si dispera e, nei giorni della graduale riapertura di oltre la metà delle librerie, analizza nel dettaglio gli effetti della pandemia sul mercato; con spirito costruttivo. Un mercato che ben conosce il milanese Alberto Ottieri, figlio del celebre scrittore Ottiero Ottieri, oggi amministratore delegato di Emmelibri, la società che coordina le attività distributive e commerciali del Gruppo Messaggerie. «Il nostro è un osservatorio privilegiato - dice Ottieri - dal momento che, dal nostro magazzino di 60mila metri nel Pavese distribuiamo 700 editori in esclusiva a 2.500 librerie (230mila titoli), vendiamo libri di tutti gli editori a 6000 medie e piccole librerie, e copriamo il 90 per cento della vendita di libri nella grande distribuzione, supermercati, aeroporti e stazioni ferroviarie. Il settore ha subito un duro colpo, è vero, ma ha retto meglio di altri ed è in progressiva ripresa». Il grido d'allarme lanciato al governo dall'Associazione editori italiani a inizio aprile in pieno lockdown («il mondo del libro sta morendo») secondo Ottieri è già anacronistico. «Anche in quel periodo, il peggiore dopo l'11 marzo, il settore del libro non si è mai fermato del tutto grazie ai canali della grande distribuzione ma soprattutto grazie alle vendite online che hanno subito un balzo del 60 per cento. È evidente che la chiusura dei negozi, unita a quella dei punti vendita libri legati ai viaggi (stazioni, aeroporti, autogrill) ha causato un complessivo calo di oltre il 60 per cento del mercato che però si è già ridotto al 40 per cento con la riapertura (parziale) delle librerie a metà aprile». L'oscillazione del mercato del libro nell'era covid ha avuto fattori anche qualitativi oltre che quantitativi, ovvero legato ai titoli. Determinante, ricorda Ottieri, è stato il blocco totale l'11 marzo di tutte le nuove uscite editoriali già programmate. «È stato questo un fattore che ha inciso fortemente nei punti vendita della grande distribuzione (soprattutto supermercati), dove noi siamo sempre stati presenti con 120 merchandisers organizzati in sicurezza con mascherine, guanti e gel igienizzanti. Nella grande distribuzione le novità editoriali incidono per il 50 per cento sulle vendite, ovvero un libro su due. Questo aspetto ha pesato soprattutto nella nostra regione dove, a parte le grandi catene come Esselunga, Conad e Coop, molti grandi magazzini alimentari hanno preferito sospendere la vendita dei libri per evitare i rischi di assembramento». In assenza di novità, sui banchi hanno fatto da padrone alcuni classici legati al tema delle pandemie: in testa La peste di Albert Camus (1947), Cecità del nobel Josè Saramago (1995) e Profezie di Sylvia Browne (2012). A far da contraltare, sottolinea Ottieri, si è verificato il già citato grande boom dei negozi online (Amazon, Ibs, Libraccio e Webster) per i quali, in virtù dell'ampiezza del catalogo, le novità editoriali incidono solo per il 20 per cento. Una percentuale che non supera il 30 per cento per le vendite nelle librerie fisiche». Il danno insomma c'è ma, secondo Ottieri, relativamente limitato, e la riapertura delle librerie di questi giorni dovrebbe gradualmente colmare il gap fino a raggiungere un calo annuale del settore che non dovrebbe superare il 20 per cento. Proprio in questo periodo di crisi, tra l'altro, sarebbero emersi elementi nuovi che fanno ben sperare per il futuro. «Le librerie di quartiere, che già prima della crisi stavano attraversando una fase di rinascita, hanno avuto durante il lockdown un ottimo volume di vendite (quasi l'80 per cento del periodo pre-covid), come conseguenza dell'obbligo di prossimità; un altro bel fenomeno è stata la nascita del social commerce, un network di consegna libri a domicilio che ha riunito circa 300 librerie indipendenti. Ora può solo risalire un mercato che, non dimentichiamolo, fino all'11 marzo aveva registrato un anno ottimo con un più 5 per cento».

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