I maestri d'orchestra: "Il silenzio in scena pesa, ci manca il pubblico"

Dalla Scala alla Verdi, centinaia di musicisti rimasti a casa: "Per i freelance periodo buio"

Quella del musicista è una professione che non conosce pensione, ferie, stacchi. Cresci col tuo strumento, lo incontri nell'infanzia e ti accompagna per il resto dei tuoi giorni. Chiede una frequentazione quotidiana perché - come disse il violinista Niccolò Paganini - «Se non studio un giorno, me ne accorgo io. Se non studio due giorni, se ne accorge il pubblico».

Ormai da due settimane, orchestrali e coristi della Lombardia (ma d'ora in poi, non solo) sono diventati invisibili. Vivono di palcoscenico, che è inaccessibile. Vivono di pubblico, ora assente. Vivono insieme: concertare, orchestrare, azione corale, sono le metafore prese a prestito dal mondo musicale e che alludono a operazioni di squadra. Orchestre e cori sono sciolti, e non conoscono l'alternativa dello smart-working. Lavorando gomito a gomito, il metro di distanza è fuori luogo. Le nostre orchestre e cori, volti familiari all'appassionato di musica, come vivono l'isolamento forzato? Abbiamo frugato tra buche d'orchestre e ugole.

«Il silenzio pesa. Giorni fa, abbiamo creato eventi in streaming. Però il teatro è una scatola di musica, di emozioni, di gente che respira e fa rumore, suonare davanti a una platea vuota è impressionante. Noi musicisti siamo abituati a nutrirci di adrenalina, quindi ci si sente come leoni in gabbia. I primi tre giorni di inattività sono piacevoli, hai tempo per te e la famiglia. Poi l'assenza pesa», spiega Luca Santaniello, dal 1993 primo violino dell'Orchestra Verdi. «Tanti spettatori scrivono dicendo che avvertono la mancanza dei nostri concerti. Dopo anni, si è sviluppata una relazione affettiva. La mancanza è vicendevole». LaVerdi ha conosciuto tante traversie, «siamo abituati. Questa non ci spaventa da un punto di vista lavorativo», aggiunge Santaniello. Che - curiosità - l'anno scorso, per qualche giorno lavorò come primo violino nell'orchestra della città di Wuhan, epicentro del Conavid19. «Sono in contatto con qualche orchestrale. Loro hanno chiuso tutto subito. Sono disciplinati...».

Ha più di 33 anni anche il Coro bergamasco I Piccoli Musici, protagonista del concerto di Natale in Duomo, e delle ultime edizioni dei concerti di Natale dalla basilica d'Assisi, in eurovisione dopo l'Angelus del Papa, il 25 dicembre. «Lascio il fascicolo dei nuovi brani da studiare sull'uscio della nostra scuola, e i ragazzi (60 in tutto) passano a ritirare. Per tenere alto l'umore, li avviso delle scritture che arrivano, ci ha appena invitato l'orchestra della Rai per maggio 2021», sospira Mario Mora, fondatore e direttore del coro oltre che dell'omonima scuola di musica. «I nostri insegnanti si sono organizzati con lezioni di strumento via skype. L'allievo suona, e il docente ascolta e corregge i passaggi che non funzionano. Al momento si tampona così. Con un coro è diverso, ho bisogno di averli tutti qui».

Fabrizio Meloni, dal 1984 primo clarinetto della Sinfonica e Filarmonica della Scala, non suona in orchestra dal 26 febbraio. «Abbiamo fatto i due concerti a Roma, con Riccardo Chailly, poi arrivati alla fase più bella dell'opera Salomé - le prove d'insieme - abbiamo dovuto chiudere. Studiamo quotidianamente, ma per conto nostro», spiega. «Saltano gli appuntamenti qui, fuori. Un bollettino di guerra. Alcuni teatri si sono organizzati con streaming. Noi abbiamo offerto la nostra disponibilità, ma con l'ultimo Decreto non so cosa sia possibile. Una cosa è certa. Già pregusto l'euforia del nostro primo concerto, della riapertura». Come ne uscirà l'orchestra da tutto questo? Guadagnerà in flessibile per esempio nel far fronte a ipotesi di cambi di abitudini, allungamenti o restringimenti di stagioni? «Tutto questo sarà sul tavolo. Ne parleremo con la sovrintendenza». A proposito. Il sovrintendete Dominique Meyer, insediato l'uno marzo, «ci ha sempre seguito. Ha assistito alle varie prove di Salomé, per esempio. È molto vicino alla buca d'orchestra, proprio come lo era a Vienna. È persona che ascolta e ama la Scala. Abbiamo iniziato col piede giusto. Non vediamo l'ora di iniziare a lavorare assieme».

Paolo Speziale, dal 2001 contrabbassista dell'orchestra dei Pomeriggi Musicali, è solidale con i musicisti freelance. Il suo pensiero va a loro. «Chi ha un contratto stabile come me è un privilegiato. I musicisti freelance stanno vivendo un periodo molto buio, non hanno alcuna sicurezza». Ciò che più manca a Speziale è il pubblico. «Uno studia finché vuole. Ma dopo un po' non ha senso se non c'è l'esibizione. Il pubblico manca, ci manca tanto».

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