I poliziotti contro la Regione: «No alle ronde»

I poliziotti contro la Regione: «No alle ronde»

«Il ritorno delle ronde? Guardie giurate in supporto agli agenti di polizia locale? Non scherziamo». A parlare così è Mauro Guaetta, segretario provinciale Milano del Siulp, il sindacato della polizia dello stato. Affronterà l'esame della commissione questa settimana la «Disciplina regionale dei servizi di polizia locale e promozione di politiche integrate di sicurezza urbana» firmato dall'assessore regionale alla Sicurezza Simona Bordonali (Lega) che agli articoli 28 e 29 punta sulla promozione di forme di collaborazione tra le amministrazioni e «volontariato e associazionismo per la sicurezza urbana» e di «soggetti di vigilanza privata».

Dopo le polemiche sollevate dal Sulpm, il sindacato autonomo dei vigili, ora tocca alle critiche dei poliziotti. Identiche le preoccupazioni: Non si possono demandare compiti di presidio e controllo del territorio a soggetti privati o volontari. «Così lo stato, le istituzioni in generale - attacca Mauro Guaetta del Siulp - abdicano al proprio ruolo, che è appunto l'organizzazione della sicurezza e del presidio del territorio. Che si tratti di polizia di stato o di vigili il problema è identico: è inconcepibile demandare anche piccoli aspetti del grande tema della sicurezza a soggetti privati». L'assessore Bordonali spiega la ratio : «Meglio non distogliere gli agenti da compiti più specifici quando possono essere sostituiti da associazioni di volontari, non pagati, e formati». Ben venga la collaborazione di volontari e pensionati, ma non nell'ambito della sicurezza, la replica secca. Non solo, credo che questa proposta sia palesemente in contrasto con la 121 («Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza»).

«Questa legge dimostra l'incapacità delle istituzioni di organizzare la sicurezza. Siamo d'accordo con il Sulpm, invece di delegare a esterni compiti delicati e specifici come il controllo del territorio bisognerebbe investire in specifici progetti - continua Guaetta -. In Italia ormai non esiste più un modello di sicurezza, come dimostra lo spacchettamento in cinque corpi e questa legge. ma privatizzare la sicurezza è rischioso».

A suscitare dubbi sono anche le caratteristiche delle associazioni di volontariato impegnate in «attività di educazione alla convivenza, rispetto della legalità, mediazione dei conflitti e aiuto alle vittime di reato» citati dall'articolo 28: «sono compiti che riguardano la sfera delle politiche sociali» osserva Gabriele Ghezzi, presidente della commissione Sicurezza del Comune ed ex segretario Siulp. Esattamente quella sfera giudicata fuori dalla competenza delle regioni dalla sentenza 226 della Consulta, che bocciava in parte le ronde introdotto del pacchetto Sicurezza dell'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni. «Siamo d'accordo con il Sulpm - spiega Ghezzi - invece che demandare la sicurezza a chi non è titolato, vediamo di investire in progetti specifici per i vigili». «Servono più forze dell'ordine sul territorio, altro che guardie giurate» per Rosaria Iardino, vicepresidente della commissione.

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