I profughi a Milano? Scappano via

I profughi a Milano? Scappano via

I segnali si colgono da tempo. L'Italia non è più la terra promessa, quella che alla fine degli anni Ottanta ha dovuto fare i conti con ondate di immigrati in cerca di fortuna nel Belpaese. La crisi ora fa scappare anche loro. Tra i tanti dati dell'«emergenza Siria» snocciolati ieri in Comune dagli assessori al Welfare Piefrancesco Majorino e alla Sicurezza Marco Granelli, uno conferma in pieno l'inversione di rotta. Dei circa 4mila profughi transitati da Milano negli ultimi 6 mesi, e accolti nei centri di accoglienza allestiti da Palazzo Marino con le associazioni, solo otto hanno chiesto asilo politico in Italia. Gli altri, arrivati in Sicilia o Calabria a bordo di barconi o partiti dalla Grecia stipati in cinquanta in un container, per il 70,8% hanno proseguito il viaggio verso la Svezia, il 21,1% per la Germania, in percentuali minori verso la Norvegia (2,5%), Paesi Bassi (1,8%), Danimarca (1,5%), Francia (0,7%), Belgio (0,6&), Austria (0,5%), in minima parte (0,2%) verso Regno Unito o altri paesi europei. Il 70% degli ospiti si è fermato nei centri per meno di sette giorni, oltre la metà ci rimane 5, il tempo di ristorarsi e riprendere il viaggio verso il nord Europa, probabilmente pagando ancora a caro prezzo i passaggi offerti dai trafficanti. «Quando ripartono ringraziano per averli accolti - racconta la portavoce di Farsi Prossimo - e si scusano, ci chiedono di non offenderci, ma proprio non intendono proprio rimanere in Italia». Per carità, sarebbe la classica risposta leghista. Ma se 8 su 4mila scappano perchè non credono di avere futuro in Italia, la dice lunga sulla crisi. Sulla questione accoglienza invece il Comune attacca pesantemente il governo Renzi, e passa alle minacce. Palazzo Marino e prefettura hanno prorogato fino al 30 giugno la convenzione per il servizio temporaneo di ospitalità per i siriani. Ne sono arrivati 4mila in sei mesi (almeno mille minori, anche bimbi di pochi giorni nati durante il viaggio), e 800 di questi solo nell'ultima settimana. Le strutture «scoppiano», ieri risultavano presenti 405 persone. Chiuso il centro di via Fratelli Zoia che aveva raccolto polemiche nel quartiere, da qualche giorno viene usata l'ex autorimessa di viale Toscana (occupata nei mesi scorsi dai centri sociali), con 100 posti letto. Tra qualche settimana si passerà a Lampugnano, una sede Caritas. «Creiamo una rotazione tra i quartieri, per non creare troppa pressione» spiega Majorino. Il Comune non spende fondi direttamente, la convenzione prevede una copertura da parte dello Stato alle associazioni pari a 30 euro al giorno per ogni ospite (fino a un massimo di 250). Nei sei mesi avrà speso circa 1,8 milioni. Ma «non basta mettere i soldi e poi lavarsene le mani in termini di organizzazione sul territorio nazionale», l'assessore è «sorpreso del menefreghismo allucinante» del governo Renzi, «ma ora basta». Il Comune minaccia il governo: «Non ci costringa a chiudere i centri e far dormire i bambini in Centrale per porre il caso politico. Se Milano deve essere l'unica piazza per gestire l'emergenza, lo dica chiaro e ce lo chieda, così siamo di fronte ad un'azione strisciante. Altrimenti gestisce i flussi verso le altre città, non è difficile tracciare i flussi. E la Regione si occupi dei controlli sanitari». Immediata la replica del consigliere Riccardo De Corato (Fdi): «Lo Stato gli ha dato già 1,8 milioni e non si capisce cosa debba fare di più. La Regione e pure il prefetto hanno detto giustamente che di profughi ce ne sono già troppi, come emerge dai numeri dello stesso Majorino. É un disco rotto».

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