Impennata dei contagi: 2.067 in Regione. L'Ats "Proteggere Milano"

L'sos del direttore Demicheli: "Non c'è tempo". E il Sacco chiude il suo pronto soccorso

Era marzo quando gli epidemiologi, Massimo Galli, a capo del reparto di Malattie infettive del Sacco in testa, sottolineavano l'importanza di proteggere il capoluogo lombardo. «Gran parte delle misure di contenimento devono servire a evitare il peggio in una zona di grande concentrazione di popolo come l'area metropolitana milanese - si raccomandava Galli il 15 marzo -. Su questo va fatto il massimo sforzo, perché più è concentrata la popolazione, più è possibile che si estenda l'infezione, ovviamente». A distanza di sette mesi ci risiamo, prima di quanto gli esperti, i medici e i virologi si aspettassero: che con l'autunno l'infezione sarebbe tornata era previsto, ma non con un'impennata dei contagi del genere.

Secondo Demicheli, direttore dell'Ats «bisogna sedersi al tavolo e mettere su un grafico tutte le attività classificandole per la loro essenzialità (per esempio la scuola è essenziale) e pericolosità (per esempio le aggregazioni sono più pericolose della corsetta da soli). Quelle molto pericolose e meno essenziali vanno bloccate per un po'. Quelle essenziali e un po' pericolose vanno fatte con cautela. Il Cts lombardo ha proposto una serie di idee e auspico che le istituzioni coinvolte procedano, spero ci sia una decisione anche in accordo con ministero e Comuni, non solo da parte della Regione». Due ambiti cui si guarda in questo momento: «Uno è il lavoro e le attività a distanza, lo scaglionamento di orari anche delle scuole in modo da allentare il bisogno di trasporto pubblico. Mi permetto di aggiungere anche il tema di insegnare a distanza, almeno per i più grandi - puntualizza il direttore sanitario -. Io non dico di non andare più a scuola, ma di trovare il giusto mix. Il virus credo si accontenti del fatto che si riducano i contatti, la possibilità di contagiare». L'altro ambito riguarda gli orari degli esercizi, «che ragionevolmente si possono ridurre».

Intanto è cominciato l'assalto ai pronto soccorso da parte di cittadini che riferiscono sintomi simil Covid: se ad agosto a Niguarda si registravano 2 accessi Covid al giorno, all'inizio del mese erano 20 e ieri erano già 30, 20 ricoverati in osservazione al pronto soccorso del Policlinico, mentre il Sacco ha dovuto addirittura chiudere l'unità di emergenza-urgenza. Il nostro pronto soccorso «è invaso di pazienti Covid, abbiamo pregato il 118 di non portare urgenze qui, anche se ovviamente chi si autopresenta viene curato normalmente - spiega Maurizio Viecca, direttore della Cardiologia dell'ospedale. Il Sacco «prende tempo» per redistribuire le degenze, trasformare posti letto da «Covid free» a Covid e per tutelare quindi i pazienti non covid. In sostanza la chiusura del Pronto soccorso significa che alcune specialità in urgenza verranno dirottate su altri ospedali».

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Commenti

Gianca59

Dom, 18/10/2020 - 13:11

Certo, e come si fa ? Il dottore ti iscrive (forse, non tutti hanno facilità con i sistemi informatici) al sito dei sospetti covid, passa una settimana e non ti contatta nessuno, provi a chiamare e ascolti solo musichette, scopri che puoi verificare tramite il sito e non risulti registrato, contatti un numero verde e ti dicono che non è cosa loro, passi la giornata ad ascoltare call center e provare opzioni per parlare con qualcuno e non ci riesci, in compenso sulla privacy diventi efferatissimo perchè ti devi sorbire che la sanità lombarda tratta i tuoi dati blablablabla. E' tutta una presa in giro !

Ritratto di giovinap

giovinap

Mer, 21/10/2020 - 16:43

gianca59, allora secondo il tuo ragionamento, per proteggere milano(come dice il titolo)bisogna cacciare via i milanesi, indigeni e acquisiti? ah ah ah!