Alberto Giannoni«Attacchi, accuse e dietrologie» (parole loro). I candidati alla nomination del centrosinistra sembrano non amarsi troppo, così pare di assistere alle primarie più nervose del mondo. I vertici del Pd, probabilmente, temono che la sfida vada a rotoli, e che si trasformi in quel «rodeo» che paventavano alcuni mesi fa, quando hanno fatto di tutto per evitarla. La prima preoccupazione è che una parte dell'elettorato possa sentirsi scoraggiato dal partecipare col voto a una competizione che nasce con questo clima (e invece l'obiettivo è quota 67mila votanti, quelli del 2011, in condizioni molto diverse). La seconda preoccupazione è tenere dentro tutti. Sì, perché il bello è che alla fine, comunque vada, dovranno rimettersi insieme. Per esempio la vicesindaco candidata e i colleghi assessori, quelli che lei ha appena maltrattato. Oppure l'assessore e il candidato-manager che si è visto rinfacciare un profilo da «amministratore di condominio». La vicesindaco, Francesca Balzani, preso atto che il 90% della giunta ha abbondato lei (e dunque Giuliano Pisapia) si è sfogata: gli assessori schierati con Sala - ha detto - lo hanno fatto «prima ancora che lui dichiarasse ufficialmente la sua candidatura, un fatto che credo sia legato a scelte personali perché a volte è più facile saltare sul carro del vincitore che inforcare la bicicletta». Non solo, di loro «tre non hanno mai fatto politica in senso proprio - ha infierito - hanno saltato passaggi fondamentali. Hanno fatto politica senza aver preso un voto».Balzani grintosa? Forse fin troppo, se è vero che ha dichiarato anche che la candidatura dell'avversario principale Giuseppe Sala, «non suscitava grandi entusiasmi». Tutto ciò che «è partito della nazione e monotonia è un po' grigio», ha concluso.Le risposte sono arrivate rapida. Un po' risentita quella dei colleghi: «Nel governare Milano ci vuole umiltà» hanno detto gli assessori, parlando di «astio e distanza». Sala invece ha abbozzato: «Lo decideranno gli elettori» ha risposto sul suo grigiore. Balzani ha dovuto fare in parte retromarcia, in parte si è giustificata: «Anch'io sono stata ripetutamente attaccata da più parti e mi pare di aver incassato senza far grandi tragedie». Il tutto non dev'essere sembrato vero a Pierfrancesco Majorino, che ha recitato la parte del candidato unitario: «Basta con gli attacchi e le accuse e le dietrologie. E nessuno metta in discussione l'unità della giunta Pisapia». Balzani ha sbandierato una certezza: «Dopo le primarie torneremo uniti e compatti». Potrebbero anche riuscirci, perché in politica «Parigi val sempre una messa». Ma, facendolo, potrebbero provare un certo imbarazzo. Lo stesso che deve aver provato Sala quando è stato ripubblicato il video dell'intervista in cui assicurava che non avrebbe mai fatto politica e che i discorsi sulla sua vicinanza al Pd erano solo «illazioni». O quando, parlando della possibile vittoria del centrodestra, ha dovuto dire: «Ce li becchiamo per altri 20 anni», con ciò esponendosi alla facile replica che una parte di questi anni lui l'ha trascorsa da city manager.
Era uno degli spauracchi della fase pre-primarie: che qualcuno potesse delegittimare Sala come (presunto) «uomo di sinistra», ricordandogli il suo incarico di direttore del Comune nel pre-2011. E Majorino ha deciso di violare questo codice nel primo faccia a faccia: «Tu eri city manager della Moratti, io ero il capogruppo dell'opposizione». D'altra parte aveva avvertito: «Né con Sala né coi salotti».Insulti, gaffe, qualche bugia E le primarie vanno a rotoli
Balzani ai colleghi: «Voi mai preso voti» Sala smentisce se stesso e Majorino gli rinfaccia il passato con la Moratti
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