«Io e Modugno stavolta cantiamo sul palco»

«Io e Modugno stavolta cantiamo sul palco»

Il volto di un padre, la voce di un mito. Beppe Fiorello avvicina ricordi e arte, accosta i frammenti di un passato armonioso alle armonie di un interprete e compositore che ha lasciato il segno nella sua vita, così come in quella di tutto il paese. Domenico Modugno è l'eroe evidente sul palco di «Penso che un sogno così...» - in cartellone al Teatro Manzoni fino al 30 novembre (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 35-15 euro, info 02.763.69.01) – ma il segreto, e l'anima “motrice” dello spettacolo è, come spiega lo stesso protagonista, “mio padre, che con Mimmo condivideva affinità impressionanti: fisiche innanzitutto, come lo i baffetti, il modo di muoversi, l'eleganza dei modi e nel vestire, lo stile. E poi caratteriali: papà a casa ci ha nutriti di musicalità, amava cantare e suonare. Era un appuntato della Guardia di Finanza, ma nel petto conservava un'anima da entertainer. Infine, papà adorava Modugno: ci ha cresciuti con la sua musica». Non solo una scelta artistica, dunque, anche un segno, quasi un diktat del destino il fatto che Beppe Fiorello abbia incarnato l'autore di “Nel blu dipinto di blu” sia sul piccolo schermo sia in questo recital-confessione da lui scritto con Vittorio Moroni, diretto da Giampiero Solari e sorretto musicalmente dal vivo dal duo composto da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma. “Io al destino ci credo fermamente – prosegue Fiorello – Ritengo che la nostra esistenza sia per lo più scritta da qualche parte, e a noi spetti cogliere le occasioni. Modugno e mio padre dovevano incontrarsi così”.

Lo show è un viaggio nel tempo dell'infanzia di Beppe: si plana, per l'appunto “volando” nella Sicilia degli anni '70 e '80, in una carrellata di facce, aneddoti curiosi, alcuni dolorosi, altri ancora apparentemente incredibili.

Uniti, sempre, dal fil rouge delle canzoni di Modugno. «Mimmo era la voce salda e virile di un'epoca che usciva dalle grandi sofferenze della guerra e vedeva il futuro con spirito di sacrificio ma molto ottimismo – spiega Fiorello – Questa nostra epoca è molto diversa, ma le speranze ci sono sempre». Nello spettacolo, una sottile malinconia non cede mai a un furbo nostalgismo: «Ho voluto evitare qualsiasi concessione al motto “si stava meglio quando si stava peggio“ e questo mi ha permesso di avvicinare molti giovani, che mi aspettano a fine spettacolo. Ricordo a Perugia, molti di loro restarono stupiti nello scoprire che la canzone “Meraviglioso“ , riportata al successo dai Negramaro, era di Mimmo. É un modo per spingerli a costruire un nesso tra passato e presente».

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