«Il jihadismo è a Milano Serve un'unità speciale anti-radicalizzazione»

Dopo l'arresto della kosovara militante Isis Forte propone in Comune misure ad hoc

«Il jihadismo è a Milano Serve un'unità speciale anti-radicalizzazione»

Milano centro nevralgico della jihad europea. E qualcuno chiede concrete «misure anti-radicalizzazione». L'arresto per terrorismo di pochi giorni fa è particolarmente eclatante: risultava infatti collegata a una rete dei Balcani e dell'Est Europa la giovane kosovara che si era autoreclusa nella sua casa di via Padova per non «contaminarsi» col mondo occidentale, e da lì tessere la sua rete di folle proselitismo.

Le indagini in questo caso sono scaturite da acquisizioni di intelligence relative a un ventunenne miliziano di origini kosovare legato alla cerchia dell'attentatore di Vienna. Eppure questo caso, così gravido di implicazioni, è solo l'ultimo di una lunga serie.

Molte sono, negli ultimi anni, le vicende che vedono protagonisti soggetti orbitanti su Milano o da qui transitati. Non solo e non tanto episodi di deliranti apologie di azioni jihadiste, ma anche iniziative dirette al reclutamento o episodi di autoreclutamento i fronti dell'Isis, come in passato verso la Bosnia.

«Il terrorismo non è morto, cova sotto la brace» ha detto il capo della sezione distrettuale antiterrorismo della procura Alberto Nobili durante la conferenza stampa che ha illustrato l'indagine che ha portato all'arresto della italo-kosovara fervente sostenitrice dell'Isis. Per il pm «se l'Italia, incrociando le dita, fino a oggi è riuscita a non subire gli effetti devastanti» degli attentati di matrice islamica «lo deve a una perfetta sinergia tra i servizi d'intelligence, le forze dell'ordine e la magistratura».

E per qualcuno si potrebbe anche «integrare» il lavoro ineccepibile delle istituzioni preposte alla prevenzione e repressione dei reati. Lo si potrebbe completare, come avviene in altri Paesi europei, con misure che agiscano su un piano politico e sociale. A Milano, si fa carico di una proposta di questo tipo il consigliere Matteo Forte, rieletto e capogruppo di «Milano popolare», artefice di una mozione che chiede - appunto - misure «anti-radicalizzazione». Misure - spiega - «da intendersi esclusivamente a supporto del soggetto interessato, in vista di un suo recupero da ogni situazione di esclusione che possa comportarne uno scivolamento irreversibile nel radicalismo con finalità di terrorismo». L'obiettivo? «Prevenire e perseguire esclusivamente atteggiamenti che potrebbero sfociare nel jihadismo, separando questi da, ed evitando accuratamente di discriminare, casi di semplice ortodossia religiosa».

La mozione, all'ordine del giorno oggi - ma potrebbe essere rinviata come spesso accade - propone fra l'altro di «creare un pool di esperti che affianchi il sindaco, o un suo delegato, al fine di dialogare con le varie componenti delle realtà musulmane di Milano per constatarne l'effettiva rappresentatività e la volontà di un reale contributo all'integrazione dei cittadini stranieri di fede musulmana». Forte propone di istituire una «Unità specializzata nella contro-radicalizzazione, formata da esperti, psicologi, mediatori culturali e agenti con un background nell'antiterrorismo». «Lo scopo - spiega - sarà quello di supportare interventi mirati e individuali da parte di insegnanti nelle scuole, operatori sociali nei centri di accoglienza o nelle carceri, assistenti sociali del Comune che operano nei quartieri popolari, agenti di Polizia locale e quanti altri individuano soggetti in cui si manifestano segni di radicalizzazione».

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