Milano celebra Pomodoro poeta d'oro della scultura

Per i 90 anni del maestro, una grande mostra diffusa: da Palazzo Reale alla Triennale, fino al Poldi Pezzoli

Francesca Amè

Novant'anni, e Arnaldo Pomodoro è ancora pronto a «scolpire» la città. L'avrete notato già da qualche giorno il monolite lucente in piazzetta Reale: è il complesso scultoreo «The Pietrarubbia Group», per la prima volta esposto nella sua totalità. Rende omaggio all'antico borgo di Pietrarubbia nel Montefeltro che Pomodoro natali a Morciano Romagna, nelle Marche - ha contribuito a rilanciare, fondando una scuola per il trattamento artistico dei metalli. Riassume da sola un'esistenza votata all'arte e alla sua promozione tra i giovani che Milano, con la felice formula della mostra diffusa in più sedi, ora celebra. Fulcro di questo omaggio è la mostra, curata da Ada Masoero, ideata e prodotta dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro  e  Palazzo Reale con la collaborazione di Mondo Mostre Skira, ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale (fino al 5 febbraio, catalogo Skira). Nella sala in cui nel '53 un Pomodoro ventisettenne ancora dipendente del Genio Civile di Pesaro ammirò la «Guernica» di Pablo Picasso, ora, tra le colonne segnate dai bombardamenti e gli specchi d'epoca, ci sono una trentina di sculture da lui realizzate tra il 1955 e oggi. Sono i «capisaldi» della sua arte. «Le opere esposte sono state scelte una a una da Pomodoro per il significato che rivestono nel suo percorso: si può dire che il vero curatore sia l'artista stesso»¸ spiega Ada Masoero. In mostra s'incontrano per primi i bassorilievi degli anni Cinquanta fatti con materiali industriali e pesanti, quali il piombo e il cemento, lavori di grande suggestione come la «Colonna del viaggiatore» e la «Grande tavola della memoria» e poi le sfere, la «forma-Pomodoro» per eccellenza, che lo rese celebre in tutto il mondo. È dalle metà degli anni Cinquanta che Pomodoro nutre con la nostra città un rapporto solido: arrivato dalle Marche con il fratello Giò, si dedicò alla scultura anche grazie al sostegno di Lucio Fontana che apprezzava quel suo stile unico, fatto di ricerca sui materiali e grafie sulla materia lucente. La sua scultura materica si è nutrita del confronto con l'arte americana: Pomodoro negli anni Sessanta è stato docente nelle università più prestigiose. Forte anche il rapporto con maestri d'Oltreoceano quali Rothko, Rauchenberg, Warhol. Della sua parabola artistica rendono ragione anche le altre mostre nelle sedi della Triennale e alla Fondazione dove sono esposti progetti da lui firmati che mescolano scultura, paesaggio e architettura. Al Poldi Pezzoli trovano invece spazio le miniature di sedici teatrini, a testimonianza del lavoro per il palcoscenico svolto fino a pochi anni fa dal maestro. Non va dimenticato l'itinerario già «scolpito» a Milano da Pomodoro lungo sessant'anni di carriera: il «Grande disco» lucente di piazza Meda, una delle opere- simbolo della nostra città, la «Torre a spirale» davanti al Piccolo Teatro, i sotterranei dell'edificio ex Riva Calzoni, in via Solari, dove si può ammirare l'affascinante «Ingresso nel labirinto» prima di fermarsi in via Vigevano, sede della Fondazione Pomodoro, dove ancora il maestro va a scolpire.

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