Misericordia. La chiave che ha aperto ieri la prima porta dell'Anno Santo a Bangui, è la parola su cui il cardinale Angelo Scola ha insistito nella sua omelia domenicale in Duomo. «Faccio eco al richiamo del Santo Padre raccomandandovi un'opera di misericordia corporale: ospitare i pellegrini ovvero, per usare l'espressione che il Papa ha utilizzato nella Bolla d'indizione dell'Anno Santo, accogliere i forestieri». L'accoglienza presuppone un atteggiamento semplice e sincero, anche povero. Non sono in pochi a pensare che l'invasione a cui stiamo assistendo sia una spinta dei ricchi contro i poveri. Dietro la violenza c'è sempre il denaro, il potere. Le radici della parola «misericordia», intesa come compassione per l'infelicità altrui, hanno un fascino tutto cristiano, perché si prestano a un'interpretazione femminile del cuore, o anche del ventre di Dio. Misericordia è Maria-Pietà che tiene in grembo Cristo. «Che uno creda in Cristo o no, nessuno può sfuggire alla domanda sul senso dell'esistenza. Nessuno può evitare di imbattersi in Cristo-senso» ha aggiunto Scola, perché la libertà dell'uomo «è chiamata a fare i conti con la libertà di Dio, che è sorprendente, imprevedibile. Eccede ogni misura».L'Arcivescovo di Milano ha ricordato il tempo doloroso che tutti siamo chiamati a vivere, ma il nostro sguardo misericordioso deve dire «agli smarriti di cuore: coraggio, non temete! Ecco... il nostro Dio viene a salvarci.
Perciò l'opera di misericordia spirituale che questa settimana vi invito a praticare è: consigliare i dubbiosi». Pur aggredito da un temporale un fiore non si chiude mai, quindi la caritatevole «ospitalità risplende nella libertà dell'accoglienza, e si oscura nella prepotenza dell'invasione».Monito di Scola «I forestieri vanno accolti»
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