Una montagna di droga La banda dei narcos nel cuore di via Padova

Al civico 400 la centrale di spaccio dal Perù Sequestrati una villa, auto e conti correnti

Una montagna di droga La banda dei narcos nel cuore di via Padova

È nel cuore di via Padova che nasce l'operazione lunga tre anni contro il traffico di cocaina dal Perù a Milano. Qui, al civico 400, c'era la base dei narcos che importavano enormi carichi di droga. E in via Padova vivono tutti i cittadini peruviani arrestati, che avevano il controllo dello spaccio nella zona. L'inchiesta che si chiama «Rubens» è della Squadra mobile, coordinata dal pm Maurizio Ascione. Al centro un «cartello» di trafficanti italiani e peruviani. Sono 45 i provvedimenti restrittivi emessi, con 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip Carlo Ottone De Marchi. Sequestrati quasi sessanta chili di cocaina tra il Perù e Milano, del valore al dettaglio di circa 4,5 milioni di euro, e 580 chili di marijuana del valore di 5 milioni. Oltre a conti correnti, auto e una villa nell'hinterland.

La droga destinata alla periferia nord della città, e alla provincia settentrionale dove comandava il gruppo italiano, arrivava attraverso due vie. Dall'Albania veniva importata la marijuana, che passava dall'Olanda dove veniva in parte scambiata con la cocaina. Mentre dal Perù, su voli di linea e nascosta in speciali guaine ricavate nelle valigie, arrivava il grosso della coca. «Un'organizzazione della madonna», si auto celebra un indagato intercettato. Spesso le partite di «roba» erano contrassegnate con il logo dell'anno di importazione. In fondo alla catena c'era poi la rete con il compito di riciclare e trasferire il denaro in Sudamerica, grazie ad alcuni money transfer che si trovano sempre tra via Padova e piazzale Loreto. Il quartiere calamitava merce e «soldati» del cartello: presso «l'egiziano che taglia i capelli» o al «Penny» di via Padova avvengono gli scambi, in alcune fidate agenzie di viaggi della stessa strada si fanno i biglietti per le trasferte dei corrieri.

Nella carte dell'inchiesta e nelle molte intercettazioni l'organizzazione discute di viaggi, traffici e business. Tutto in codice. Un chilo di cocaina è «un tacco», 50 grammi sono «50 lattine», 20 grammi «due polletti». La coca buona è detta «da spalla», quella di cattiva qualità «del sacco», il «corto» è il biglietto aereo per una città europea, mentre il «lungo» è per un viaggio oltreoceano. Uno degli acquirenti ordina otto chili e il fornitore lo avverte che si salda in anticipo: «L'hotel vuole essere pagato prima». Tra gli indagati spunta una vecchia conoscenza della mala milanese. È Carlo Zacco, classe 1971, figlio pluripregiudicato di Antonino, che fu il protagonista dello sbarco di Cosa nostra in città negli anni Ottanta. Sottoposto a sorveglianza speciale, Zacco jr. è accusato anche di aver dato fuoco con un complice a un'edicola di Cesano Boscone. Lo scopo era convincere il proprietario a comprare droga da loro, ma i due hanno bruciato il chiosco sbagliato. Alla Mobile sono arrivati i complimenti del ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Un duro colpo al traffico internazionale di droga. Tali risultati rafforzano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

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