"La moschea la faremo". Il minareto svelato oggi con 5mila in preghiera

Tutti (o quasi) i centri islamici si riuniscono. Nel sermone la richiesta di un luogo di culto

È il giorno della preghiera comunitaria al Palasharp. «Milano deve avere una moschea», «Milano avrà una moschea». I leader delle comunità islamiche non arretrano. Usano toni e argomenti simili nella loro richiesta al Comune, e l'incalzare del tempo ne aumenta l'urgenza: avere un luogo di culto vero, per porre fine all'era delle preghiere a turno in sedi inadeguate e indecorose.

Vogliono avere un minareto, insomma. E vogliono averlo entro un anno. Expo - avvertono - è un'occasione per accelerare, ma questa moschea non dev'essere limitata a sei mesi dell'esposizione. «Il problema di Expo non mi interessa - spiega infatti il direttore dalla Casa della cultura di via Padova, Asfa Mahmoud - non si può fare una moschea solo per far bella figura con i visitatori e lasciare le nostre comunità in sofferenza. Non è civile per Milano». Via Padova + interessata alla trattativa diplomatica che si sarebbe aperta con alcuni Paesi stranieri (si parla di Giordania e Marocco): «Io non sono direttamente al corrente - dice Mahmoud, che è giordano - ma se l'ipotesi è quella di una moschea costruita da Paesi stranieri e poi gestita da una realtà rappresentativa anche delle comunità cittadine, noi siamo ovviamente disponibili».

Ma il Comune sembra voler perseguire questa strada come soluzione di lungo periodo (dopo il 2016?). Palazzo Marino ha dato l'impressione di aver sbagliato tutto, per incompetenza o timore. Ha impiegato anni per capire che il mondo musulmano era spaccato, quindi ha accreditato il Caim (per poi porre un veto al progetto sul Palasharp perché non unitario) infine ha riavviato il negoziato da zero con l'assessore Pierfrancesco Majorino che ha intrapreso un giro di consultazioni per escludere infine «che si riesca a costruire una moschea entro il 2015», concedendo che «per quella data bisognerà comunque trovare un luogo di culto dignitoso».

Però a una soluzione provvisoria per Expo, magari dentro le aree di Rho, ha già detto no anche il Caim, il coordinamento di venti centri islamici di Milano e Brianza, che ha presentato al Comune un progetto per una moschea nell'area del Palasharp. Per sostenerlo, oggi - proprio a Lampugnano - si incontreranno tutte le comunità aderenti al Caim. E prevedono una preghiera di massa: sarà «una grande preghiera comunitaria che vedrà la partecipazione di migliaia di fedeli (prevedono fino a 5mila, ndr) giunti da tutta Milano e provincia, per discutere della questione moschea e vedere in anteprima il progetto architettonico». «Le comunità - ricorda il Caim - si sono rese disponibili a far demolire e a riqualificare a proprie spese, costruendoci una grande moschea». A condurre il sermone del venerdì sarà Abdel Hamid Zeriate, 31 anni, medico italiano di origine marocchina, laureato in Medicina a Novara. E nell'ambito del suo sermone farà riferimento al problema-moschea.

«La moschea noi la faremo - spiega il coordinatore del Caim, Davide Piccardo - la faremo perché è nella realtà delle cose, un processo che non si può arrestare. Non farla oggi danneggerebbe più il Comune che noi».

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