Movida, i locali frenano: «Orari uguali per tutti»

No alla movida a due velocità. I commercianti chiedono al Comune di Milano di rivedere le linee guida sugli orari di chiusura dei locali. Non piace, insomma, l'idea che all'Arco della Pace tutto si fermi alle due di notte e invece ai Navigli si possa proseguire fino alle tre. «Chiudano tutti alle tre e le attività esterne si interrompano per tutti alle 2» propone Confcommercio per non discriminare nessuno. «Si rendano omogenei gli orari dei locali in tutte le zone della movida - interviene a nome dell'associazione Marco Barbieri - Altrimenti si favoriscono fenomeni di migrazione da un'area all'altra e questo avrebbe un maggior impatto sui quartieri». Immaginare orde di motorini e auto che alle due di notte si trasferiscono dall'Arco della Pace alla Darsena per il bicchiere della staffa fa già rabbrividire i residenti del centro.
Altro nodo da risolvere: la musica fino a mezzanotte. Il limite, secondo i commercianti, va benissimo. Ma non deve valere per i locali che hanno investito denaro in impianti di insonorizzazione e adeguamenti vari. «Se un esercente ha i certificati in regola - sostiene Confcommercio - non può avere lo stesso limite di orario degli altri».
D'accordo con questo ultimo punto l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli che tiene anche a sottolineare che «gli orari e i limiti delle linee guida non sono per l'eternità. Se la situazione cambia o se non funzionano, allora li correggeremo». La scelta di imporre due orari di chiusura diversi ad Arco della Pace e Navigli «è dettata - spiega l'assessore - da un'indagine del Politecnico che dimostra che nelle due zone si sono sviluppati due tipi di movida diversi». La vera sfida del Comune è cercare di evitare, con le nuove regole sulla movida, una nuova bocciatura dal Tar. E cercare di avere più voce in capitolo sulle liberalizzazioni del governo. Per ora le ordinanze restano queste e scatteranno il 3 giugno. Critico il Pdl che attacca anche le nuove regole stabilite per i chioschi e i «paninari». Il Comune ha deciso di «esiliarli» fuori dal centro e di farli chiudere entro la mezzanotte. «Ma questo - sostiene il consigliere Pietro Tatarella - vuol dire metterli in ginocchio». Polemica anche sul concetto di «distretto della movida», l'unica area in cui si potranno stabilire limiti di orario. Oltre a quelle «classiche» (e a Porta Venezia che sta per entrare a pieno titolo nell'elenco delle zone calde), «ci sono altre aree - fa notare Armando Vagliati (Pdl) - in cui i locali stanno aperti fino a tardi. Penso ad esempio a via Washington. Quindi il concetto di distretto non basta a risolvere il problema». E poi resta da analizzare il problema della modiva in centro. Ieri sera si è tenuta un'altra festa in piazza Affari. Il Comune ha promosso gli eventi ai piedi del Dito di Cattelan pensando che lì attorno ci sono solo uffici. Ma i residenti (che ci sono, eccome) sono furenti.

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