Noi professori del classico come i soldati in trincea

Caro prof. D'Avenia,
tranne le consuete universali eccezioni, penso proprio che non sia come dice lei. I prof. del classico sono rimasti gli ultimi a credere in quello che insegnano, perché hanno sperimentato gli studi umanistici e ne hanno apprezzato già la ricchezza e la bellezza.
I ragazzi di terza media non sanno che cosa sia il classico. Gli adulti che non lo hanno frequentato nemmeno. Sanno però che è difficile e che il latino e il greco non servono a trovare un lavoro. Non ci riesce un corso di specializzazione, figuriamoci il greco.
Una volta il classico poteva andar bene, adesso il mondo è cambiato. Serve l'inglese e l'informatica. Servono le sperimentazioni. Gli studenti si affacciano sempre più titubanti al liceo, le cuffie nelle orecchie e la concentrazione della durata di una canzone. Dopo un'estate di sacrosanto riposo entrano al ginnasio ben accolti da 9 ore tra greco e latino, esattamente come trent'anni fa; di lì a tre mesi devono aver memorizzato quanto il Pico in persona avrebbe faticato tra elenchi di vocaboli, regole, declinazioni, verbi regolari e contratti... e magari qualcuno fa fatica e rischia anche la bocciatura... ci manca solo che uno venga bocciato studiando due materie inutili... caro mio, meglio lo scientifico, poi te lo consiglio io qualche libro da leggere a casa. Il greco e il latino ti formeranno pure la mente, però che non ti rimandino. E tu, visto che faccio tutto io, potresti andarci a parlare una volta con il prof. di tuo figlio e chiederglielo se rischia l'anno. Se no lo portiamo via...
L'insegnante spende se stesso per trasmetterla questa bellezza, che è antica e pura così come si sprigiona dalle parole che la custodiscono, che è aspra e affascinante... e i ragazzi ti guardano sinceri come sono e ti apprezzano per questa passione e forse apprezzano anche la lingua, ma fuori da quel mondo magico che è la classe altri più seducenti «valori» assediano i nostri ragazzi. Ben altre considerazioni fanno i genitori.
Tu insegnante, ti credo, sacrifichi polmoni e cuore e cerchi di fare breccia, di far passare sostanza, alimenti per la vita, ma hai pochissimi alleati, nessuno ti dirà vedo che mia figlia fa fatica ma sta crescendo e quello che fa è importante e bello, a prescindere da mia figlia stessa.
Oggi il prof. di lettere è un uomo solo e un soldato di trincea. Lo salvo, al cento per cento. Se poi il messaggio è che non siamo tutti come il prof. D'Avenia, su questo penso che siamo tutti d'accordo.
Cordialmente
Liceo Classico Leone XIII - Milano
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