"Noi segnati per sempre da questi mesi in trincea. L'incubo non ritorni più"

La crisi raccontata dal medico Carlo Serini: "Per me è stata più dura che in Afghanistan"

L'incubo deve finire, anche se non passerà mai del tutto. «Io non dimenticherò mai» confessa Carlo Serini, medico. «La sensazione è di aver vissuto qualcosa che ti segnerà per sempre, e la stessa cosa i colleghi, c'è un prima e un dopo».

L'epidemia ha travolto tanti e ha trafitto il cuore di chi li curava. «Coltellate» dice Carlo ripensando alla coppia - non giovanissima - che aveva già fissato la data delle nozze, prima che malattia colpisse lui. Visite impossibili ovviamente, e una sera di fine marzo Serini era al telefono con la donna per darle notizie del compagno. E lei chiese al dottore di avvicinarsi al malato: «Gli dica che lo amo».

Serini ha 45 anni e fa l'anestesista-rianimatore in un grande ospedale di Milano. Sabato sera, dopo aver visto le foto di alcuni assembramenti a rischio in città, ha messo tutti in guardia: «Non chiedeteci di rivivere i tre mesi trascorsi - ha scritto - Io devo sopire incubi e insonnie e risvegli dopo tre mesi in un ospedale Covid e voi che fate? L'aperitivo». Il suo sfogo è stato rilanciato anche dal presidente della Regione Attilio Fontana, che ha ingaggiato una battaglia contro il divertimento senza regole e responsabilità. Non è un tipo fragile il dottore. Oltre all'attività in ospedale ha al suo attivo missioni con l'esercito e la Protezione civile, e missioni umanitarie in Africa. È stato in Afghanistan. Ma i tre mesi del Covid sono stati peggio della guerra. «Ha travolto violentemente tutto il nostro mondo - spiega - senza risparmiare niente. Mia madre si ricorda i bombardamenti, era piccola. Io non avrei mai immaginato che ci sarebbe stato con mia madre un saluto con lei che dice non so se ci rivedremo, e io che penso lo stesso. Ognuno temeva per la vita dell'altro».

L'incubo poi si è manifestato inaspettato. «Chi poteva immaginarlo?». Serini si è auto-isolato per un mese. Ospedale, mangiare, dormire, ospedale, mangiare, dormire. La vestizione come un rito snervante: una sequenza precisa di gesti meccanici. «All'inizio c'era un grande silenzio. Ci vestivamo guardando quella porta che, da dentro, non ha la maniglia, per far sì che usciamo solo dall'altra parte, evitando di contaminare lo spogliatoio. Vestendomi ho provato la stessa sensazione di remota paura che provavo quando varcavo la porta carraia in Afghanistan a caccia di Talebani, con la gente che ci faceva segno che saremmo saltati in aria». «Una volta ho intubato due persone senza schermo protettivo, ho dimenticato di abbassarlo». Mascherine e altri dispositivi non sono mai mancati, nessuno però è esente dalla paura. Serini ha il suo «talismano»: come un calciatore che fa il segno della croce entrando in campo, lui ogni mattina ha preso un grammo di vitamina C. Tamponi e test, tutti negativi. «Sembra quasi impossibile». La mascherine sono servite: «Certo, infatti io non dico di non uscire, ma è da cretini pensare di tornare in un giorno al prima». Il vero problema è che il Covid nessuno lo conosceva: «La Cina ha nascosto troppe cose. Abbiamo imparato sul campo, un primario di Bologna ha detto bene: Non ci sono esperti, vediamo tutto per la prima volta. Le terapie sono cambiate, messe a punto a poco a poco, ma una cura non c'è». Evidenti invece i danni che il virus provoca anche in chi lo supera. Nessuno, poi, sa bene se sia realmente meno «aggressivo» ora, o solo meno diffuso. «Ecco la preoccupazione che torni, il desiderio che non torni. Non vogliamo ricominciare a contare i morti. Non sappiamo che succederà. Certo siamo pronti, l'ospedale, il personale, tutti. Terremo in piedi una terapia intensiva Covid dedicata. L'ospedale in Fiera? Ho visto del cannibalismo politico che va oltre le opinioni». «Tutto è andato bene? No, qualcosa è andato storto - dice Serini, consigliere di zona di Fdi - ma accusarci a vicenda è segno di immaturità. Non passerei per la forca chi è rimasto col cerino in mano, vale per Fontana e per Conte, la cosa era chiaramente superiore alle forze di chiunque. Grossi errori non li ho visti, ma ottobre è vicino. Ora remiamo tutti nella stessa direzione. Se si ripresenta la Bestia, non possiamo più sbagliare».

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.