Coronavirus

Ospedali sotto pressione tra Covid e altre patologie

Mentre cresce la pressione di Omicron sulla regione l'assalto ai pronto soccorso per le malattie stagionali

Ospedali sotto pressione  tra Covid e altre patologie

Ospedali sotto attacco: da una parte i contagi e i ricoveri da Covid, dall'altra i malati per altre patologie stagionali. Crescono i nuovi positivi: 2.576 registrati ieri, che si portano dietro ricoveri in terapia intensiva, 163 (+3), e in area medica 1.257 (+32). È Massimo Puoti, direttore del dipartimento di Malattie infettive di Niguarda a lanciare l'allarme: «Gli ospedali ora sono sotto pressione, in particolare i pronto soccorso, per via dei pazienti non Covid: come sempre nei periodi invernali si stanno riversando malati per patologie stagionali, anche gravi. Al momento si registrano circa 280 accessi al giorno. Due anni fa, a quest'epoca, gli ospedali erano pieni: ora alle patologie stagionali si sommano i malati Covid. Così molti reparti sono già stati convertiti e le operazioni programmate non urgenti hanno cominciato a venire rinviate. Il rischio? È che il sistema non riesca a garantire cure a tutti, pazienti Covid e non».

Sui 1000 posti letto a Niguarda 68 sono occupati da pazienti Covid, più 12 in rianimazione, il resto sono ricoveri per altre patologie. Si può dire che il 8 per cento è occupato da Covid. Cosa sta succedendo? «In parte omicron sta facendo salire i contagi - spiega Puoti - anche se stiamo aspettando i dati sul sequenziamento che lo certifichino, sovrapponendosi alla variante delta: il fatto che si stia correndo con la terza dose ai ritmi di 100mila iniezioni al giorno, non basta, o meglio, sarebbe bastato se ci fosse stata in circolo solo la variante delta, ma con omicron la barriera dell'immunizzazione è meno efficace (si parla del 90 per cento contro il 70 per cento)».

Sembra che la pandemia stia colpendo in particolare i bambini: «Se l'anno scorso i bambini erano appena sfiorati dal contagio, ora sembra che il virus sia meno patogeno, ma colpisca la fasce più giovani attaccando le vie respiratorie alte».

«Al momento i dati sulla diffusione di omicron parlano di 10/12 casi in Lombardia, ma aspettiamo i dati complessivi sul sequenziamento - spiega Maria Rita Gismondo, responsabile di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell'ospedale Sacco -: non è detto però che essendo una variante molto contagiosa, sia anche aggressiva, anzi. L'aumento dei contagi ce lo aspettavamo, per via delle patologie respiratorie invernali, per fortuna la pressione sugli ospedali in questo momento è contenuta. La situazione è da monitorare, ma non è così grave». Così la decisione delle Regione Lombardia di aumentare i posti letto in terapia intensiva ha lo scopo di trovare spazio anche per i malati non covid. «Stiamo vivendo due pandemie - osserva Gismondo-: il Covid e gli effetti collaterali del Covid. Siamo alla quarta ondata di contagi, e plausibilmente se aumentano i contagi aumentano i ricoveri, ma il dato positivo è che al momento a parità di casi dello scorso anno abbiamo un sesto dei ricoveri».

«L'aumento di casi di questo periodo ci sta, è fisiologico con l'inverno e il diffondersi delle patologie respiratorie, ma non c'è paragone con i casi e le percentuali di contagio dello scorso inverno, perchè i vaccini funzionano - spiega Fabrizio Pregliasco, associato di Igiene Generale e Applicata presso la sezione di Virologia della Statale -. L'aumento di bambini positivi si spiega con il fatto che la proteina Spike del virus originario era meno efficace nel trovare Ace 2, la molecola vettore del coronavirus, a differenza della variante delta. Così la profilassi ai piccoli sicuramente aiuterà a mitigare la diffusione dell'epidemia, ma non a fermarla». La curva sale, ma non è ancora arrivata al picco, «che vedremo dopo le feste: i baci, gli abbracci, gli incontri durante le festività e le vacanze sicuramente faranno alzare la curva epidemiologica. Sono due i vettori che tirano in direzioni opposte: da un lato la terza dose agli adulti e il vaccino ai bambini che spingono verso il contenimento della pandemia, dall'altro, opposto, le cene, gli incontri e gli spostamenti».

Andrea Gori, direttore di Malattie infettive del Policlinico conferma: «Sappiamo che omicron ha un altissimo grado di contagiosità e sta aumentando la sua pressione sulla Lombardia: così se cresce il numero di casi, possiamo dire, confortati dagli studi di Londra e Sudafrica, che il vaccino a doppia dose tiene bene. A fronte di molti contagi - spiega il virologo - il numero dei ricoveri (di cui il 90 per cento sono non vaccinati) rimane stabile».

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