"Pace fiscale" per incassare almeno tre milioni

I residenti che hanno ricorsi aperti sui tributi locali possono aderire entro il 31 maggio

"Pace fiscale" per incassare almeno tre milioni

C'è tempo fino al 31 maggio per aderire alla «pace fiscale» con il Comune. Scontando sanzioni e more ai cittadini che hanno fatto ricorso contro il pagamento dei tributi locali (Imu, Tasi, Tari, la vecchia Tares, Ici, Tarsu o l'Imposta sulla pubblicità), Palazzo Marino conta di chiudere almeno il 40% dei contenziosi e incassare «almeno 3 milioni di euro». Si tratta della «definizione agevolata delle controversie tributarie», l'assessore al Bilancio Roberto Tasca ha presentato ieri in Commissione la delibera che deve essere votata entro il primo aprile in consiglio. La normativa approvata lo scorso ottobre dallo Stato consente di chiudere in maniera agevolata le controversie tributarie che non sono ancora passate in giudicato pagando solo il valore netto della tassa dovuta, senza sanzioni e interessi di mora. I Comuni devono recepire la disciplina entro il 31 marzo (visto che è domenica il tempo si allunga al primo aprile) e i cittadini interessati devono presentare un'istanza entro il 31 maggio, su modello che sarà messo a disposizione da Palazzo Marino, ne va compilato uno per ogni singolo atto impugnato. Solo per importi superiori a mille euro è previsto il pagamento rateale in un massimo di venti rate trimestrali. La pace fiscale può essere applicata solo ai ricorsi notificati al Comune entro il 24 ottobre 2018. Se il ricorso non è stato ancora depositato in Commissione tributaria il cittadino verserà un importo pari al tributo, se il ricorso è iscritto e pendente in primo grado il 90% del valore del tributo. Se il Comune è soccombente nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale il pagamento varia dal 15 al 40% del valore. I ricorsi in atto contro il Comune (depositati entro lo scorso 24 ottobre) sono 819, l'importo totale delle imposte contestate ammonta a circa 12 milioni di euro (10,5 solo per Imu, si tratta di 439 atti, al secondo posto la Tarsu con 506mila euro e al terzo l'imposta pubblicità con 498mila euro dovuti da solo 16 contribuenti). Tolti gli interessi e le sanzioni, il «pacchetto» scende a circa 9 milioni, e Tasca immagina «realisticamente di portarne a casa 3, anche nel 2017 il tasso di adesione è arrivato a questo livello. Il nostro obiettivo è di ridurre il rapporto conflittuale con i cittadini, tenendo conto che qui non si tratta di infrazioni al codice della strada ma di tributi, e vogliamo alleggerire il carico degli uffici. Per noi la gestione dei ricorsi dal primo al secondo grado è pesante, si lavora sulle vecchie riscossioni e si rimane indietro con le nuove, abbiamo bisogno di smaltire il magazzino».

Da lunedì parte invece il tour de force in aula sul Bilancio di previsione 2019: 4 sedute convocate, 20 ore di dibattito prima del voto. Ieri entro la scadenza fissata alle 12 sono stati depositati 1.951 emendamenti (1.464 della Lega, 333 di Silvia Sardone del gruppo misto, 82 di Forza Italia, 10 del Pd, 8 della Lista Sala, 45 del M5S).

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