Coronavirus

Parrucchieri, barbieri ed estetisti chiusi. Oggi la corsa all'ultima messa in piega

Poche ore per sistemare i capelli, poi bisognerà farlo a casa

Parrucchieri, barbieri ed estetisti chiusi. Oggi la corsa all'ultima messa in piega

Lavorare anche oggi, domenica (per chi ha saputo in tempo di poterlo fare, naturalmente) è un modo per dimostrare di tenere al proprio lavoro, alla clientela. Ma anche una sorta di colpo di coda a un governo che si ostina a non capire le loro esigenze, la cautela estrema con cui svolgono la propria attività e il timore di perdere clienti già molto spaventati e provata dalla diffusione del virus e delle sue varianti. Senza contare tutte le donne che, all'idea di essere in disordine persino a Pasqua, sono già in piena crisi di nervi.

«Siamo in tre, io e due mie collaboratrici, oggi e domani (ieri e oggi per chi legge, ndr) lavoriamo non stop con 25 clienti affrettatisi a prenotare dopo la diffusione del decreto legge di venerdì. Cerchiamo di accontentare tutti, consce del fatto che molti di loro hanno bisogno di noi, soprattutto per i piedi, forse quanto un presidio medico viste le problematiche di cui soffrono. Ma non sono una podologa, quindi devo chiudere tre settimane. Anche se lavoro in cabine singole e chiuse, con un rapporto uno a uno (una di noi e una cliente), la visiera di plastica calata davanti a una mascherina ffp3 che copre il volto» spiega Giusi Dipasquale, 44 anni, titolare di un salone di estetica e pedicure in via Giorgio Jan (Porta Venezia) dal 2012 e con una clientela affezionata.

Intorno al suo negozio, nella trafficata corso Buenos Aires, ieri mattina negozi di abbigliamento per bambini, di biancheria intima, profumerie ed erboristerie - tra gli esercizi commerciali che resteranno aperti anche in zona rossa - vuoti e vagamente spettrali per essere un sabato di sole. «Metterò ancora una volta le mie due collaboratrici in cassa integrazione e questo mi rincresce - continua Giusi -. La loro precedente cassa integrazione di novembre è arrivata solo l'8 marzo e costituiva il 60 per cento in meno circa di quello che si dovrebbe percepire di solito. Inoltre io vendo pacchetti di dieci sedute cadauno per la cura del corpo e del viso, che mi vengono pagati in anticipo dalle clienti e che dovrò interrompere».

E conclude: «Le cose cambieranno? Si, ma ci vorrà tempo. Teniamo duro, c'è a chi è andata peggio: ho due colleghe in zona che sono state costrette a chiudere. Tuttavia so bene che questo ulteriore sacrificio non servirà a chi fa il nostro lavoro per vivere bene in futuro e andare in pensione con tranquillità come chi quel traguardo lo ha già raggiunto: oggigiorno si lavora diversamente e non si mette da parte nulla, le tasse sono aumentate, i ristori servono per pagare i fornitori. Un esempio? A dicembre sono arrivati 4mila200 euro di ristoro della chiusura di novembre, ma nello stesso periodo c'era anche l'acconto Iva da versare a gennaio o a marzo per un importo equivalente proprio a...4mila200 euro!».

Monica e Massimo Polidori, parrucchieri nel loro salone di viale Abruzzi 16, vengono a Milano ogni giorno da Crema. E pensando a un lockdown del fine settimana progettavano di lavorare il lunedì per sopperire al sabato che è il giorno di maggiore afflusso.

«Dopo l'annuncio del decreto legge di venerdì però abbiamo dovuto concentrare tutte le clienti oggi (ieri per chi legge, ndr) perché nessuno ci ha detto che avremmo potuto lavorare anche la domenica prima della chiusura totale. Vogliono salvare l'Italia colpendo noi parrucchieri? Beh, non andranno molto lontano vista l'aria che tira» ammettono profondamente amareggiati mentre in due si occupano di 4 clienti.

Una di loro annuisce: «È solo questione di buon senso: anche questo governo, come quello Conte, non informa a dovere e per tempo il cittadino. E poi perché lasciare aperti i fioristi, ad esempio? Non possiamo far senza dei fiori per tre settimane e del parrucchieri invece sì?». Difficile darle torto.

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