Pazzali: "Il centenario di Fiera lo celebreremo con la ripresa delle esposizioni e del lavoro"

Evento online “Il principio della Fenice - Storie di imprese con una storia" dedicato agli archivi e ai musei aziendali. Dieci podcast raccontano radici e capacità d'innovazione italiane dopo le crisi

“L’anno prossimo celebreremo i 100 anni di Fiera Milano con un grande evento espositivo nel momento del ritorno alla normalità, non appena le condizioni sanitarie lo permetteranno e sarà anche il segnale della ripartenza, del ritorno al lavoro di espositori, buyer, organizzatori fieristici. Sarà il modo più importante per celebrare la nostra storia centenaria”, Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano risponde così a una domanda del giornalista Mario Calabresi nel corso dell’evento online “Il principio della Fenice - Storie di imprese con una storia", che si è svolto nell’ambito della XIX Settimana della Cultura d’Impresa organizzata da Confindustria e Museimpresa fino al 20 novembre e presenta in 10 podcast con racconti d’archivio di 10 brand internazionali che hanno come divulgatrice Valentina De Poli.

Storie importanti in tempo di pandemia e di crisi perché testimoniano quali sono i valori di queste sfide di successo, un patrimonio prezioso custodito e tramandato negli negli archivi e nei musei d’impresa - come gli Archivi di Fondazione Fiera - settore in cui l’Italia è all’avanguardia nel mondo. Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, ha citato una frase-simbolo del musicista Gustav Mahler - “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri” - per sottolineare come la memoria non sia ferma, ma è un asset fondamentale, una leva di crescita del futuro, un elemento di competitività e come “noi italiani siamo sempre stati molto bravi ad attraversare le crisi usandole per innovare, perché proprio lavorando con uno sguardo diverso rispetto al futuro è possibile andare avanti". Sono aziende che hanno nella loro storia la grandissima molla per crescere, imprese in movimento. "La loro parola d’ordine è competere che è composta da due parole latine, cum ovvero insieme e petere, andare verso un orizzonte”. Insieme: l’imprenditore, i suoi manager gli operai, i tecnici, la rete dei fornitori, le comunità e i territori che, come diceva lo storico Carlo Maria Cipolla nascono e crescono “all’ombra dei campanili”.

Storia fra crisi, ripartenze e sguardo sul futuro come quella di Fiera Milano ricordata da Enrico Pazzali. “Questo del Centenario è stato un anno terribile ma Fiera Milano è nata il 12 aprile 1920 sulle ceneri di un altro anno terribile, dopo la prima guerra mondiale e la pandemia di influenza Spagnola, ed è stata un’ esplosione di energia e di rinascita, come quello di cui avremo bisogno dopo questa pandemia, una energia e una passione nuove. Allora un gruppo di imprenditori - insieme - aveva un sogno, quello di poter rilanciare l’industria e le nostre aziende lanciando la Fiera Campionaria. Oggi, se vogliamo fare un parallelismo, il 12 aprile del 2020 l’abbiamo celebrato consegnando l’Ospedale Fiera per far fronte all’emergenza sanitaria, dando il nostro contributo a frenare la pandemia. E se nel 1920 si pensava alla nascita della Fiera, nel 1946 alla sua rinascita dopo la seconda guerra mondiale, ora ci troviamo di fronte a un periodo di grande incertezza ma pronti a ripartire appena sarà possibile. Stiamo studiando, guardando alla nostra storia, ristudiando i nostri codici genetici, pronti a fare quello che abbiamo sempre fatto ed è sempre stato nell’animo di Milano: cambiare per affrontare la nuova realtà”.

“Nel 1920 gli imprenditori milanesi erano decisi a far vedere che l’Italia voleva ripartire, aveva eccellenze da poter mostrare e per la prima la Fiera Campionaria furono usati come stand strutture utilizzate per fronteggiare la pandemia allestendole sui Bastioni di Porta Venezia. Gli stand per gli espositori italiani costavano 1.300 lire, per gli stranieri 1.600, questo perché la competizione era di respiro internazionale ma c’era la volontà di fare sistema Paese rispetto alla concorrenza estera - ha proseguito Enrico Pazzali -. Da allora la Fiera ha sempre innovato e precorso i tempi, per arrivare in tempi più recenti a fare manifestazioni specializzate come il Salone del Mobile, quelle della meccanica e della moda e poi agli inizi degli anni Duemila a costruire un nuovo polo espositivo che è diventato uno dei più infrastrutturati e grandi del mondo. Fondamentale quando abbiamo affrontato la crisi finanziaria globale del 2008 in un sistema internazionale divenuto aggressivo e molto forte fino ad arrivare nel 2019 a mettere in condizioni le nostre Pmi di incontrare il mondo in maniera efficace a Milano”.

“L’innovazione è l’elemento più importante del Dna di Fiera: basti pensare che l’Italia innova per il 46%, le aziende espositrici per l’84%. Fin dall’inizio tutti gli espositori hanno sempre portato la loro innovazione di prodotti e servizi da proporre ai buyer. Oggi ci stiamo confrontando con un ulteriore innovazione, quella della tecnologia al servizio di espositori e visitatori. Prima dell’emergenza Covid abbiamo fatto investimenti importanti sulla digitalizzazione e altri ne faremo perchè sono il motore del cambiamento di cui vogliamo essere protagonisti". Come da quel 12 aprile di cent’anni fa.

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Commenti

wregrewgwerg

Ven, 13/11/2020 - 18:18

Se passa la proposta del passaporto sanitario per viaggiare che Fiera ha fatto con SEA e il Politecnico,a Milano per le fiere non ci viene più nessun tedesco,inglese, spagnolo ecc. Sarebbe bene che Fiera non si avventurasse in campi sanitari dietro probabili pressioni straniere cadendo nel tranello dei due pesi e due misure che mira a danneggiare Milano.Infatti il passaporto sanitario che prevede test e vaccini obbligatori per viaggiare lo utilizzeranno solo gli italiani perchè di certo i tedeschi,gli inglesi,gli spagnoli(tra l'altro paesi produttori dei vaccini) ecc. non fanno di certo test e vaccini in generale,figurarsi per venire in Italia.Per es. i vaccini per i bambini in Europa sono obbligatori solo in Italia e Francia e non lo sono in Germania,UK,Spagna ecc.Perciò in Fiera non devono andare dietro a certi personaggi non milanesi in certe municipalizzate,che sono venuti a combinare guai,e che non capiscono il concetto del:Ofelè fa el to mesté!