Da Pedemontana al dopo Expo Patto Lombardia da 11 miliardi

Il premier Matteo Renzi sigla l'intesa con Maroni e Sala Al campus Statale 380 milioni. Risorse per strade e ponti

Maria Sorbi

Si farà la Pedemontana. E si farà anche il campus della Statale ad Expo. Solo questo basta a giustificare l'arrivo del premier Matteo Renzi a Milano a una settimana dal voto per il referendum. E pazienza se la sua mossa è strategica per convincere gli indecisi a votare sì. In ogni caso ha staccato un assegno da 11 miliardi di euro e lo ha consegnato nelle mani del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Si tratta di quasi un milione in più del previsto.

Soldi che serviranno a completare l'impianto dell'autostrada lombarda (con 2,7 miliardi di finanziamento), a realizzare la città della ricerca a Expo attorno allo Human Technopole (con 380 milioni). E ancora: a mettere in sicurezza la rete viaria e i ponti della regione, a depurare l'acqua dei laghi e a riprendere le politiche abitative sulla casa.

Pecunia non olet, nemmeno se in ballo c'è un voto chiave. «Questi soldi - spiega lo stesso governatore lombardo Roberto Maroni - li prendo per fare gli investimenti, non per condizionare i cittadini. Non dico: in cambio di questi soldi dovete votare no al referendum». E fortunatamente le pressioni della Lombardia per anticipare l'accordo prima del 4 dicembre hanno portato i loro frutti. «Dopo quella data non so cosa accadrà - sostiene Maroni - Meglio portare a casa il risultato prima». I finanziamenti - provenienti da fondi europei, statali e regionali - arriveranno nell'arco dei prossimi sette-dieci anni ma sono soldi certi, già presenti nei bilanci, e non da trovare.

E siamo a due. Dopo il patto con Milano, il premier Renzi firma anche quello con la Lombardia. «Voi siete quelli che viaggiano più veloce della Germania. Siate il traino per tutto il resto del Paese» sprona il premier, pensando all'«altra Italia», quella che non va esattamente allo stesso ritmo delle regioni del Nord. Renzi ufficializza il metodo dei «patti» come miglior mezzo per assegnare le risorse. «I soldi ci sarebbero anche a Roma - spiega - ma spesso manca la progettualità. In realtà il metodo dei patti velocizza i tempi, fa lavorare in squadra e migliora la capacità di coordinarsi».

Ovviamente il presidente Maroni non si fa sfuggire l'occasione e cerca di strappare un'altra promessa al premier. «Se l'Italia fosse gestita come la Lombardia - sostiene - allora risparmieremmo 25 miliardi all'anno. Torniamo a parlare dei costi standard. Noi ci proponiamo come modello». Renzi sembra accogliere l'invito ma trasforma la provocazione in un invito, nemmeno velato, a votare sì alla sua riforma costituzionale. «Vedremo se i cittadini vorranno i costi standard in Costituzione oppure no. Noi li abbiamo messi» nella riforma, «vedremo il responso dei cittadini». «L'appello di Maroni sui costi standard io lo condivido in pieno». Renzi scherza: «Non è vero che vince chi dice sempre no». Poi si corregge dicendo invece «non è vero che vince chi dice sempre che si può bloccare tutto».

Ora in Regione ci si metterà al lavoro per utilizzare le risorse. Una voce che sta particolarmente a cuore a Maroni è quella relativa alle case. «Invito il sindaco Giuseppe Sala a riprendere il confronto sulla gestione delle case popolari di Milano e Città metropolitana, che si era interrotto con l'amministrazione Pisapia.

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