Il Piccolo teatro celebra «L'infinita ricerca» del maestro Ronconi

Un festival di eventi per ricordare la lezione del regista. Proiezioni e una masterclass

Non saranno tondi come i dieci e i cento, ma cinque anni di mancanza, cinque stagioni di scena senza il genio di Luca Ronconi all'opera, sono l'occasione per fare il punto su un uomo che ha segnato il teatro europeo, generando ammirazione e invidie, improbabili epigoni e (pochi) veri interpreti della sua lezione. Il Piccolo, casa di Ronconi per quindici intense stagioni, dal 16 febbraio all'8 marzo celebra il maestro senza far suonare le corde della retorica, o ricorrere ad aneddoti di vita vissuta, come si sarebbe tentati di fare secondo un abusato costume. Le iniziative intorno alla figura di Ronconi - volte a ricordarlo, ma più ancora a trasmetterne gli insegnamenti - sono ben definite dal titolo L'infinita ricerca. Si parte domenica 16 febbraio, con interventi di attori e registi sul tema del testo. «Non mi è mai successo - scriveva Ronconi - di trovare immediatamente la chiave di un testo. Uno spettacolo è sempre un'ipotesi». Nell'Aula Brecht del polo teatrale diretto da Sergio Escobar, con prestigiosa scuola diretta da Carmelo Rifici (che è stato collaboratore di Ronconi), si parlerà di Professor Bernhardi, La vita è sogno, Lolita, La modestia, I gemelli veneziani e altri dei 31 lavori fatti dal regista per il Piccolo (e forse anche dei tre mancati, tra i quali Petrolio di Pasolini e il felliniano Viaggio di G. Mastorna). Ricorda Escobar, nello scritto di presentazione, che per Ronconi «lo spettacolo ideale è uno spettacolo in fuga, che scappi. Perché anche a lui piaceva scappare».

Ronconi, scomparso il 21 febbraio 2015, era nato l'8 marzo 1933; proprio nel giorno delle mimose, al Chiostro Nina Vinchi di via Rovello, vedremo in due parti, mattina e pomeriggio, la registrazione Rai di Lehman Trilogy, ultima regia di Ronconi, dal testo di Stefano Massini. «Un lavoro - ricorda Escobar - che più di Infinities spiega il rapporto con lo scorrere del tempo, dunque un processo infinito, di Ronconi». Le giornate dedicate al drammaturgo saranno, promette Rifici, lontane da ogni «ronconismo», ispirate soltanto al senso di responsabilità che un grande teatro ha verso l'opera svolta da una delle sue maggiori firme. Gli appuntamenti video sono 12, con spettacoli quali Prometeo, Le baccanti, Le rane, per farci capire come Ronconi affrontava i classici.

Il 28 febbraio potremo seguire una masterclass, per entrare in confidenza con il metodo Ronconi, il quale si vantava di non possedere una didattica. «La sua grande lezione - ricorda Rifici - è distruggere i manierismi». Forse, pur seguendo tutte le iniziative ronconiane (gli appuntamenti sono sul sito www.piccoloteatro.org), non vedremo mai in faccia la luminosa verità di un cantiere teatrale che resterà a lungo, come quello di Strehler, nell'armamentario di base per chiunque voglia avvicinarsi all'arte incerta e magnifica del palcoscenico.