Riaprono sette alberghi su 10. Ma già sfumati 500 milioni

Dal Principe di Savoia a Mandarin e Westin Palace, cresce l'offerta anche se le prospettive restano nere

Riaprono sette alberghi su 10. Ma già sfumati 500 milioni

L'Hotel Principe di Savoia ha riaperto le porte lunedì con sanificazione e pulizia profonda delle aree comuni una volta all'ora, kit con mascherine, disinfettante e un opuscolo «Covid 19» in ogni camera e suite, dispenser di gel distribuiti dalla lobby all'ingresso di ascensori, ristoranti, spa. E ieri hanno riaperto dopo il lockdown prolungato anche il Mandarin Oriental di via Andegari (con il programma di sicurezza sanitaria «We Care»), il Grand hotel et de Milan di via Manzoni, il Westin Palace in piazza della Repubblica. La ripartenza dei grandi hotel stellati del centro è un segnale positivo? «Molti stanno riaprendo sperando che cambi un po' la situazione nel mese di settembre, ma lo stato delle prenotazioni negli alberghi della città è veramente ancora molto molto scarsa - frena maurizio Naro, presidente di Apam (l'associazione provinciale albergatori Milano di Confcommercio) -. Questa settimana la riapertura delle strutture potrebbe arrivare intorno al 70% rispetto al periodo pre Covid, altri hanno spostato l'avvio a metà mese per vedere come evolve la situazione. Sondiamo le grosse aziende e ci indicano che le trasferte di lavoro resteranno bloccate almeno fino a ottobre, per alcune fino a fine anno. Anche le presenze negli uffici al momento non subiscono scossoni, il 75% del personale viene tenuto in smart working». Gli hotel registrano semmai dalle società un aumento di richieste di sale riunioni in affitto, per organizzare incontri di lavoro attenendosi alle regole del distanziamento sociale, ed «è in corso una collaborazione con MiCo, se gli alberghi non hanno sale abbastanza ampie possono mantenere i clienti storici offrendo il centro congressi».

Il presidente degli albergatori fa presente che molte strutture avevano aperto (speranzose) a luglio ma hanno richiuso ad agosto perchè «il turismo leisure è stato quasi inesistente, qualche visita breve da parte di francesi, tedeschi, austriaci». Per settembre le previsioni del settore rimangono tra il grigio e il nero, anche se è tradizionalmente il mese più caldo tra ripresa, fiere, eventi, «storicamente rappresenta il 10/12 per cento del fatturato annuale», ma «quelli molto ottimisti si spingono a dire che sperano di incassare il 30/40% rispetto a prima, io temo che saremo sotto. E il break even per coprire i costi di gestione si raggiunge almeno intorno al 60%. Nei primi otto mesi dell'anno il settore alberghiero in città ha già perso circa 500 milioni di euro, solo per le camere, nel conto non ci metto la ristorazione, l'affitto di sale per eventi». Altri bilanci in rosso. Sono un'incognita anche la settimana della moda in programma dal 28 settembre al 6 ottobre e gli eventi in Fiera. «Molti eventi saranno in digitale, il numero degli espositori sarà necessariamente ridotto - ricorda Naro - e quanti buyer potranno arrivare dall'estero? Fiera sta cercando di ottenere un corridoio sanitario per chi ha le frontiere ancora bloccate». A breve il Comune dovrebbe lanciare con Sea e Apam l'offerta annunciata a inizio estate di una notte gratis a chi vola a Milano e acquista almeno due giorni in hotel. Per ora hanno aderito una trentina di strutture ma la raccolta continua fino a metà mese.

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