La Russa sfida il sindaco: "I mazzi di fiori uguali per fascisti e partigiani"

Ieri l'omaggio nei due campi del cimitero: "È barbaro fare distinzione tra le vittime"

La Russa sfida il sindaco: "I mazzi di fiori uguali per fascisti e partigiani"

«Non vogliamo dare lezioni a nessuno ma non c'è atto di maggior barbarie di quello di suddividere in meritevoli o meno della pietà umana». A parlare così è Ignazio La Russa che ieri mattina ha reso omaggio ai caduti della Guerra di Liberazione. Identici i mazzi di fiori gialli, che il fondatore di Fratelli d'Italia ha deposto al campo della Gloria dove sono seppelliti i partigiani e al campo X o dell'«Onore» che raccoglie le spoglie dei caduti della Repubblica sociale italiana. Un gesto che vale più di mille parole, per rispondere al sindaco che il 2 Novembre ha parlato della necessità di una «riflessione» sulla corona che il Comune invia da 25 anni al campo X del Cimitero Maggiore.

«Sono 25 anni che il Comune invia una corona al campo X - ricorda l'ex missino -. Almeno due sindaci, Albertini in forma privata e Letizia Moratti con la fascia tricolore erano andati di persona ai rendere omaggio ai caduti. Trovo sbagliata e fuori tempo massimo l'uscita di Sala che ora vuole fare distinzioni tra i morti». Non si negano a nessuno la pietas e il rispetto per chi ha perso la vita in nome dei valori, il ragionamento. «Forse non tutti si ricordano che fu Tognoli, sindaco di una giunta socialista comunista a investire parecchi milioni per risistemare il campo X, nato su iniziativa di privati e piuttosto malconcio all'epoca. A nessuno mai è venuto in mente di censurare i caduti della Repubblica sociale, tra cui si contano anche attori ed eroi di guerra e a negare l'omaggio ai caduti in nome di un'Idea, anche se di parte avversa» osserva La Russa. Che non risparmia la stilettata: «È curioso che Sala parli di riflessione perché di tempo per riflettere ne ha avuto parecchio dal momento che era direttore generale con la Moratti sindaco. Ora Sala dà troppo ascolto ai pochi nostalgici dell'odio».

É di ieri la proposta avanzata dall'assessore Lorenzo Lipparini, in veste di segretario dell'associazione Enzo Tortora di cambiare il nome a piazzale Luigi Cadorna. «Siamo arrivati al ridicolo: 100 anni dopo scoprono che Cadorna trattava male i soldati come hanno spiegato i Radicali e propongono di intitolarla all'altro Cadorna, il nipote o il pronipote. Facciamo la faida in famiglia?» scherza La Russa.

Due settimane fa il sindaco ha detto no all'intitolazione di una via ad Almirante. «Il discorso è diverso: si tratta di due pesi e due misure. A nessuno verrebbe mai in mente di dire no a piazza o via Berlinguer, che è uno dei grandi della storia comunque. E così l'Italia deve moltissimo ad Almirante che ha incanalato alla partecipazione democratica chi si sentiva figliastro dell'Italia. Ma una via al Almirante nelle grandi città non c'è». Il diritto all'oblio, almeno a Milano, vale per alcuni e non per altri. Il riferimento (voluto) è alle commemorazioni per Dario Fo. «Milano ha fatto finta che non fosse mai stato repubblichino. È paradossale: si concede l'oblio a chi non ha mai saputo essere coerente. mA è diverso cambiare idea e nascondere il proprio passato».

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