«Salviamo la Lombardia dalle acque»

Intesa con la Regione. Il presidente della Consulta ingegneri: «Aumentati i rischi sismici e idrogeologici»

Sabrina Cottone

«Mi scusi, ero al telefono, perché dal piccolo al grande problema, sfogo incluso, mi chiamano tutti....». Augusto Allegrini è il presidente della Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Lombardia, composta nel suo consiglio da tutti i 12 presidenti degli Ordini.

La Consulta ha appena inaugurato con la Regione una cabina di regia permanente. Come funziona?

«Abbiamo dimostrato a Maroni che la nostra Consulta, 12 Ordini lombardi, ha una potenzialità di ventotto commissioni con 650 membri, tra effettivi e supplenti, che possono rispondere a un ventaglio di argomenti vastissimo. Ci vedremo almeno una volta ogni due mesi».

Secondo voi Ingegneri, quali le priorità di azione e di sviluppo per la Regione?

«La questione di tutela più immediata è la prevenzione dei rischi sul territorio, idrogeologici e sismici. Pensiamo ai problemi pedemontani valtellinesi e dell'Oltrepò pavese. Le questioni di tutela delle acque superficiali riguardano l'intero territorio lombardo: serve un controllo più attento dei rischi di esondazione di tutti i corsi d'acqua, dal Po ai piccoli canali».

A Milano esiste il grande, ricorrente tema delle esondazioni del Lambro.

«I problemi del Lambro sono di tipo diverso, in parte legati alla maggiore conurbazione ma anche al cambiato utilizzo agricolo del territorio. Tema che riguarda anche il Pavese, dove prima si coltivava il riso solo in acqua, adesso le coltivazioni in asciutto pongono il problema: dove metto le acque che prima dedicavo ai campi? Le esondazioni sono molto aumentate: una volta i grandi eventi disastrosi avevano frequenze di ritorno secolari. Ultimamente abbiamo notato un intensificarsi».

Lei ha parlato di rischi legati ai terremoti. Anche in Lombardia?

«Sì, non ne è esente. Gli eventi emiliani dell'anno scorso che hanno toccato la Lombardia, con Mantova e qualche parte del Cremonese, dimostrano che non è una Regione esente da eventi sismici. Un tempo queste eventualità avevano tempi di ritorno secolari, adesso molto minori».

Qual è la principale emergenza della Regione?

«La crisi pone la necessità di tornare a un consumo di suolo più contenuto, che impegni i territori lo stretto necessario, senza sottrarli all'agricoltura, che è settore economico trainante, ma soprattutto senza aumentare l'esposizione al rischio, in particolare per la tutela delle acque».

Qual è il settore dell'ingegneria che offre maggiori prospettive di sviluppo?

«Sanità e ingegneria dell'informazione. Gli ospedali, per la loro organizzazione di funzionamento e per i macchinari, hanno dietro e dentro di sé un mucchio di ingegneri che rientrano nella sfera sanitaria sotto gli aspetti biomedici e clinici. Gli informatici, come è noto, sono trasversali a tutte le attività».

Perché si registra questa fuga di ingegneri all'estero o in altre Regioni italiane?

«Soprattutto gli ingegneri edili devono migrare verso aree dove c'è maggior richiesta, come Cina e Emirati. Il sistema universitario ha una propria burocrazia che non fa tenere al passo i corsi di studio con le esigenze di mercato. Quando ci si iscrive a ingegneria, ci si iscrive su determinate esigenze del mercato, ma non è detto che quando si esce, e le facoltà sono lunghe, le richieste del mercato siano le stesse...».

Quale la soluzione ideale per il dopo Expo?

«Comincerei a pensare a un impegno di privati: spostare organismi direzionali di aziende importanti, magari l'imprenditoria che dialoga con università, la ricerca e le aziende sanitarie o farmaceutiche, così da creare un polo di Scienza della vita».

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