San Raffaele, la rivolta degli studenti

Pagano rette da 12mila euro l'anno, ora rischiano il trasferimento alla Statale: «Piuttosto andiamo all'estero»

San Raffaele, la rivolta degli studenti

La retta annuale è un salasso da 12mila euro (30mila per gli odontoiatri) e per di più gli studenti rischiano di veder frantumarsi il loro sogno. Gli aspiranti medici del San Raffaele, che da due giorni hanno sospeso le lezioni e le ore in corsia, sono scesi in corteo assieme ai docenti: «Vogliamo salvare il nostro futuro, la nostra università».

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Si sono iscritti all'ateneo di via Olgettina per avere «una preparazione d'eccellenza» e hanno chiesto alle loro famiglie sacrifici economici notevoli. Ora non vogliono trasferirsi alla Statale ma restare all'interno della famiglia del San Raffaele. «Se avessi voluto fare la Statale - spiega Marco Pisa, 23 anni, aspirante neurologo - mi sarei iscritto là fin dal primo anno e avrei fatto risparmiare un sacco di soldi alla mia famiglia. Tanti di noi si stanno già informando sulle università in Svizzera, a Ginevra, o in Inghilterra». Insomma, l'azzeramento dei posti per gli specializzandi, rischia di mettere in moto una vera e propria fuga dei cervelli.

«I miei genitori non navigano nell'oro - racconta Alessandro Mistretta, 24 anni, aspirante urologo - ma quando ho scelto di venire a studiare al San Raffaele mi hanno sostenuto. Pur di farmi studiare nell'università più prestigiosa d'Italia hanno fatto grossi sacrifici, tagliando il più possibile le spese in famiglia. Io arrivo da Marsala, devo sostenere anche le spese per l'affitto. Ho investito tutto su questa laurea. Mi stanno levando un'enorme chance. Piuttosto me ne andrò in Svezia o in Germania».

«Quello che è successo era nell'aria - spiega Martina Anceschi, 21 anni - ma non ci aspettavamo una botta così netta. Ci lasciano con il curriculum tronco». Lei e i suoi colleghi del corso di laurea in Infermieristica si sono presentati in ateneo con la divisa bianca e blu che usano in corsia: «Lo facciamo per dire che siamo tutti uguali e uniti nella stessa battaglia: salvare la nostra università».

Valeria Cutillo, 20 anni, studia Biotecnologie mediche e farmaceutiche e non vuole rinunciare a fare pratica in laboratorio: «Nelle altre università gli studenti ricevono una preparazione teorica, qui è più completa e io non ci voglio rinunciare».

Tuttavia la situazione non sembra vedere schiarite: ieri gli studenti avrebbero dovuto incontrare la presidente del cda Raffaella Voltolini, sigilla fedele a Don Verzé. Ma l'appuntamento promesso è stato rinviato a giovedì. «Le sigille qui dentro sono un'entità astratta, non si fanno mai vedere» commenta una studentessa. «Finora ci siano fidati - aggiunge Valeria - ma sinceramente ora cominciamo a dubitare e siamo davvero arrabbiati». L'occupazione proseguirà a oltranza, tra pizze al cartone, striscioni appesi ovunque e rotoli di carta igienica che pendono sull'imponente scultura del Dna che campeggia nel centro dell'ateneo.

«Noi non molliamo». Il preside di facoltà e i docenti sono d'accordo: «Si va fino in fondo». Nessuno vuole fare la fine dei «figli dei genitori divorziati (ospedale e università) che vivono tutto il contraccolpo della separazione»:

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