Se Aler chiede (inutilmente) l'intervento delle forze dell'ordine

Se Aler chiede (inutilmente) l'intervento delle forze dell'ordine

Il solito copione di un sabato di ordinaria follia. Caschi e picconi, sassi e vernice, scontri con le forze dell'ordine. I centri sociali sconvolgono Milano il 16 marzo 2013 e per chiudere in bellezza decidono di occupare sei appartamenti dell'Aler in zona Mompiani, quartiere Corvetto. Un ispettore dell'Aler viene circondato e minacciato. La polizia è lì che guarda, più preoccupati di contenere i disordini che di generane altri. E i militanti dei centri sociali lo sanno bene e ne approfittano. Forzano le porte e occupano. Settimana scorsa i funzionari dell'Aler organizzano lo sfratto e chiedono l'assistenza della polizia. Giro di telefonate con la questura ma la risposta è negativa. All'altro capo del telefono il capogabinetto del Questore è chiarissimo: «Ora non è il momento».
Questi appartamenti sono quasi tutti da assegnare ai cittadini che ne hanno fatto richiesta. Ma visto che «la casa è un diritto» secondo lo slogan caro ai centri sociali, chi ne ha realmente diritto deve armarsi di santa pazienza. In teoria i tempi dovrebbero essere brevi perché il reato commesso dai centri sociali è quello dell'art. 633 del codice penale. «In caso di occupazione abusiva – spiega Luca Procaccini del Foro di Milano - la polizia giudiziaria deve intervenire d'iniziativa per impedire che il reato venga portato a conseguenze ulteriori allontanando anche con la forza i colpevoli. Non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a causarloo. Ne deriva che non appena i titolari del diritto sull'alloggio danno notizia dell'avvenuta invasione agli organi di polizia questi ultimi debbono procedere allo sgombero, senza attendere il provvedimento dell'autorità giudiziaria». Questa la teoria, perché in pratica le occupazioni abusive a Milano sono un fronte perennemente aperto. Anzi, se non si interviene subito, l'Aler dovrà chiedere l'intervento di un giudice con un allungamento ulteriore dei tempi e dei costi di gestione degli appartamenti. E visto che gli estremisti di sinistra non sono degli sprovveduti, l'inerzia della Questura diventa un incentivo a proseguire nella loro azione. Sono gli altri abitanti del caseggiato di via Mompiani a sollecitare l'intervento dell'Aler, ma al momento bisogna soprassedere. «E' l'ennesimo episodio di una catena di occupazioni che trovano nel sindaco e nel suo fido scudiero Paolo Limonta un sostegno istituzionale», spiega Riccardo De Corato di Fratelli d'Italia. «Dopo lo sfratto del centro sociale Lambretta nell'ottobre scorso, l'amministrazione comunale ha trasmesso una dura contestazione al Questore. Non c'è da meravigliarsi se ora da via Fatebenefratelli si muovano coi piedi di piombo. Possiamo dire che da allora di sfratti non ne sono stati fatti più. A Milano gli stabili occupati da questi professionisti dei disordini sono 29». La legge aspetta insieme ai milanesi in lista d'attesa che attendono l'accesso ai loro appartamenti. Aspettano che sia il momento, questore e sindaco permettendo.